RUBRICA TRIBUNA MERGELLINA: INTERVISTA IN ESCLUSIVA

Luigi Esposito, quando la passione e l'intuito abbattono le barriere

Luigi Esposito, informatico, icona di resilienza napoletana (calcio compreso…)

ALL’INFORMATICO LUIGI ESPOSITO, NAPOLETANO DOC / 

Nel partenopeo Luigi Esposito, cuore azzurro doc e prossimo al giro di boa dei suoi primi 50 anni, l’intuito chiude il “circuito”. La maturità scientifica conseguita negli anni Novanta all’XI liceo statale (oggi “Sbordone”) gli sta stretta. Qualcosa non quadra. Manca un tassello nella sua formazione, mentre il mondo dell’informatica sta facendo il pienone. E così, in quella parte di Napoli che sulla “sogli(ol)a” del Millennio si tuffa “anema e core” nel mare dei kilobyte c’è pure lui, che s’iscrive a un corso di base perché comprende che …quelle apparenti carcasse di plastica hanno un cuore che non finirà mai di battere e che …a colpi di aggiornamenti continui le “windows” sono destinate a diventare Finestre su (e soprattutto per) la storia della cosiddetta civiltà attuale. Col passare degli anni, la materia lo prende sempre di più, fino al punto che Luigi diventa talmente esperto da riuscire a saldare il binomio intuito-professione. Attualmente è, infatti, informatico presso il Comune di Napoli. Solo che, mentre lui va veloce, la “Nave Calcio Napoli” del post Maradona, l’altra sua passione, prima rallenta, poi fonde il motore e infine affonda nelle sabbie mobili…fino a quando, restando in metafora, non risale a galla con virtù straordinarie grazie al nuovo “motore” rappresentato dall’a(r)matore Aurelio De Laurentiis, colui che, com’è noto, di calcio, fino a 50 anni, si era occupato quasi esclusivamente per la produzione del film “Tifosi”, datato 1999.

Iniziamo questa intervista con due domande per una sola risposta. Cosa pensa l’informatico Luigi degli strumenti digitali nel calcio, dalla “goal line technology” introdotta nel 2012 alle “body-cam” arbitrali attivate nel 2025, passando per “var”, entrato in funzione nel 2017, e fuorigioco semiautomatico (2022)? Ritiene che sia opportuna qualche implementazione specifica in questo processo iniziato nel foot ball “solo” una dozzina di anni fa?
“Penso che, come in ogni ambito della vita, anche nel calcio la tecnologia possa rappresentare un valido supporto all’operato umano, a patto che venga utilizzata per l’analisi di situazioni realmente oggettive. È fondamentale, però, che non si finisca per snaturare lo spirito del gioco: le dinamiche agonistiche devono continuare a vivere e risolversi all’interno del rettangolo verde. Sono convinto che ulteriori innovazioni verranno introdotte in modo fisiologico, come naturale conseguenza dell’evoluzione tecnologica, purché sempre nel rispetto dell’essenza del calcio”.

Com’è nata la sua passione per il foot ball e, nello specifico, cosa l’ha spinta a tifare per il Napoli?
“La passione per il calcio e il tifo per il Napoli sono nati praticamente insieme a me.
Scherzi a parte, la mia infanzia ha avuto la fortuna di coincidere con l’Era di Maradona a Napoli: un periodo irripetibile, magico, costellato di vittorie ed entusiasmo. L’atmosfera che si respirava in città e in famiglia era travolgente e quella “febbre azzurra” mi ha letteralmente contagiato, segnandomi per sempre”.

La sua prima partita allo stadio San Paolo, oggi intitolato a Diego Maradona?
“16 marzo 1986: Napoli-Inter 1-0, gol di Maradona su rigore. Ricordo ancora lo stadio che tremava e il cuore che batteva all’impazzata. Per me quella partita era soprattutto Maradona contro Zenga, che all’epoca era il mio portiere preferito. Vederli uno contro uno – anche dal dischetto – fu un’emozione fortissima. La gioia fu così travolgente che, nonostante la mia parziale disabilità motoria, a fine gara percorsi a piedi tutto il tragitto dallo stadio al Rione Traiano, dove avevamo parcheggiato l’auto, senza avvertire alcuna fatica”.

Dove e con chi ha festeggiato ciascuno dei 4 scudetti?
“I primi due li ho festeggiati nel cortile di casa, insieme a cugini e amici d’infanzia. Del primo, però, più che i festeggiamenti ricordo la notte precedente alla vittoria matematica: la trascorsi a Forcella con mio padre. Un delirio collettivo, una febbre generale, qualcosa di straordinariamente bello e magico che ancora oggi, a ripensarci, mi provoca la pelle d’oca. Il terzo scudetto l’ho vissuto a casa mia, con tanti amici: forse il meno sofferto, vista la cavalcata trionfale di quella stagione. Il quarto, infine, allo stadio Maradona: probabilmente quello con le vibrazioni più intense e con una gioia più matura e consapevole”.

Quale dei 4 Tricolori è stato il più inaspettato e quale quello più sudato?
“Il più inaspettato è stato senza dubbio il terzo. Quanto al più sofferto, direi che la sfida è apertissima tra il secondo e il quarto: li metterei tranquillamente sulla stessa linea”.

C’è stato un momento particolare nel quale ha iniziato a pensare che forse il 2024-25 sarebbe stato un anno agonistico trionfale?
“Il 20 aprile, una Pasqua dolcissima: il gol di Riccardo Orsolini al 94° minuto contro l’Inter. In quel momento ho iniziato a pensare seriamente che potesse essere un anno trionfale”.

Madison Square Garden NY

Gennaio 2017, Luigi Esposito in visita a “The Mecca”, Madison Square Garden New York, cattedrale di grandi eventi di basket, boxe, hockey su ghiaccio e tennis.

Poiché lei è appassionato anche di basket, oltreché di calcio, le chiediamo: il 23 maggio 2025 cos’ha fatto la differenza in quel verdetto del campionato “Napoli 82 punti, Inter 81” dal “sapore” cestistico?
“Ha fatto la differenza la continuità, la capacità di rimanere lucidi nei momenti chiave e di capitalizzare anche i dettagli, proprio come accade nel basket quando una partita si decide all’ultimo possesso, per esempio con un rimbalzo catturato, una palla recuperata o un canestro realizzato sul suono della sirena”.

Il 2025 si è chiuso con scudetto e supercoppa Nazionale: uno specifico “double” che non si verificava dai tempi di Maradona. Che significato ha, secondo lei, questo doppio successo per Napoli città e per il calcio italiano?
“Questo doppio successo consolida in maniera inequivocabile il percorso di crescita di una squadra e di un’intera città, consacrando definitivamente Napoli come ‘Campo Centrale’. La società, pur con scelte talvolta discutibili, ha dimostrato di saper programmare e raggiungere gli obiettivi prefissati. Che piaccia o no, è il Napoli di De Laurentiis: un Napoli che c’è, sempre”.

A cosa può ambire, realisticamente, il Napoli nel calcio attuale, non essendo una corazzata finanziata da petroldollari?
“In Italia, il Napoli può competere ogni anno per il titolo, anche nel contesto di un campionato di caratura non eccelsa. In Europa, può crescere gradualmente, cercando di ben figurare. Con i limiti di budget che ben conosciamo, dobbiamo goderci le competizioni europee con entusiasmo ma anche con realismo, restando sempre con i piedi ben saldi a terra”.

Facciamo un gioco. Se lei fosse il mister della squadra all time del Napoli, quali sarebbero i 22 convocati e quali gli 11 titolari?
“Parto con i 22 convocati: Taglialatela, Zoff, Ferrara, Di Lorenzo, Fabio Cannavaro, Kim Min-jae, Krol, Renica, Koulibaly, Ghoulam, Lobotka, Ciccio Romano, McTominay, Alemao, Hamsik, Bagni, Maradona, Kvaratskhelia, Lavezzi, Cavani, Careca, Higuain. Concludo con gli 11 titolari, messi in campo con un sistema ‘1-4-3-1-2’: Taglialatela; Ferrara, Cannavaro, Koulibaly, Ghoulam; McTominay, Ciccio Romano, Hamsik; Maradona; Higuain, Cavani”.

Passiamo a temi un po’ più impegnativi. Se lei potesse fare una domanda ciascuno al presidente Aurelio De Laurentiis e al sindaco Gaetano Manfredi cosa chiederebbe, da tifoso azzurro e da cittadino?
“Ad Aurelio De Laurentiis, da tifoso domanderei perché ancora non ha costruito il nuovo stadio e il centro sportivo, dato che sono argomenti talmente importanti da poter determinare un ulteriore salto di qualità del Calcio Napoli. Al sindaco Manfredi, da cittadino chiederei cosa manca per dare l’impulso decisivo alla bonifica e al rilancio dell’area di Bagnoli, in considerazione del fatto che tale tema, se affrontato in modo scientifico, può rappresentare l’ultimo vero step per far tornare Napoli tra le grandi capitali del Mediterraneo, così come lo era fino a 2 secoli fa”.

Lei per alcuni anni ha avuto un ruolo di responsabilità nell’associazione di terzo settore ANIDA: quali le criticità e quali le opportunità, per le persone con disabilità, in una metropoli estremamente complessa qual è Napoli?
“La criticità ci sono e sono parecchie, soprattutto quelle ben note legate alle barriere architettoniche. Le opportunità, però, non sono da meno. In tal senso, penso soprattutto all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, condizione essenziale per una reale e compiuta integrazione sociale”.

In chiusura, un suo messaggio nella bottiglia, nell’anno olimpico 2026, agli uomini di vertice dello sport nazionale…
“Ritengo che ci sia la necessità di un impegno serio e concreto per pianificare e realizzare investimenti significativi nel rinnovamento di un’impiantistica complessivamente obsoleta. Solo attraverso strutture adeguate è possibile rilanciare sia la sostenibilità dello sport professionistico sia la praticabilità diffusa dell’attività sportiva di base. Tra l’altro, quest’ultima resta, da un lato, uno strumento fondamentale di crescita sociale e culturale per le nuove generazioni e, dall’altro, un freno concreto rispetto all’aumento di patologie metaboliche e cardiovascolari in età adulta, con conseguente innalzamento della spesa sanitaria annuale pro capite”.
Luigi Gallucci

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