La storia di tante storie: riflessioni e ricostruzioni a margine di Juve-Napoli 0-1

Il Napoli, ormai vicinissimo al suo 3° scudetto, vince a Torino, contro la Juventus, una partita che non è per nulla qualunque, in quanto questo risultato porta la compagine di mr Spalletti aritmeticamente a soli 5 punti di distanza dalla conquista di uno storico Tricolore, titolo che manca in città da 33 anni.  (Il tempio calcistico Diego Armando Maradona: foto Sandro Sanna)

Riflessioni e ricostruzioni a margine di Juve-Napoli 0-1

- Ci sono momenti nei quali il Calcio si ribella alle gabbie in cui troppi affaristi tendono a rinchiuderlo. E proprio nei periodi, talvolta lunghi, in cui sta tra le metaforiche sbarre, accumula un’energia straordinaria che, però, “un giorno all’improvviso” il mondo sportivo è quasi costretto a subire in tutta la sua potenza… devastante e a lunga durata. E’ un po’ come uno tsunami, anche se non fa molti danni; perché, nel momento in cui si libera, emette solo una luce azzurra che illumina gli animi di tutti coloro che sono naturalmente predisposti ad accoglierla. Qualche problema, in verità, lo crea, ma, attenzione, solo in coloro che sono incapaci di riceverla godendone. E a quel punto in qualche modo, come in un contrappasso dantesco, si vendica, oscurando nelle tenebre, a tempo indeterminato, albi d’oro, blasoni, opulenze ostentate e talvolta pezzottate (vedi gli “avanguardistici gingilli a 38 carati” esposti nei musei e nei salotti cosiddetti buoni). Praticamente disintegra tutta la materia, spesso molto grigia, che le si para davanti come ostacolo: da quella più sfacciata e pomposa a quella più subdola e parimenti dolorosa.
E sì, il calcio è proprio una cosa strana. E poi…ha un altro “difetto”: la memoria lunga. E’ capace, infatti, di riaccendere la sua luce abbagliante a distanza di decenni…e sempre al posto giusto e al momento giusto. Talvolta, però, concede delle avvisaglie. Non è cinico e baro come i suoi nemici, gli affaristi senza scrupoli. Solo che, se questi non percepiscono la situazione, finiscono col precipitare nell’oblio.
E questo Napoli stra-capolista, con uno scudetto che ormai “vede” …a un metro dal traguardo dopo una rincorsa durata 33 anni, incarna con la sua città – già emanatrice ormai da alcune settimane di bagliori azzurri sempre più intensi – l’essenza della metafora di un calcio ingabbiato per molto, troppo tempo da logiche talvolta oscure.
I fili del destino portano, però, il fulminante Ciuccio a togliersi in questa stagione un po’ di sfizi, molti dei quali afferiscono alla Juventus, avversaria di troppe volte, sconfitta al J Stadium il 23 aprile per 1-0 in un 31° turno di campionato che, seppur non ancora aritmeticamente (in quanto mancano 5 punti al tricolore), di fatto infligge un colpo pesantissimo alla Lazio (2^ a quota 61) e alla stessa Zebra (3^ con 59); perché una 1^ della classe che vola a 78 a 7 gare dal termine fa venire in mente le telecronache anni Ottanta della buonanima di Bisteccone Galeazzi sui fratelloni pluricampioni mondiali e olimpici del canottaggio (i napoletani di Castellammare di Stabia … Giuseppe e Carmine Abbagnale) e la sua leggendaria frase: “NON LI PRENDONO PIÙ, NON LI PRENDONO PIÙ”.
Sfizi per la storia, dicevamo, tutti in chiave-scudetto e… tutti “infilati” in questa stagione 2022-23 che sembra incarnare una sintesi che, probabilmente, conosce solo “Colui che tutto move”.
Quello più antico risale al campionato 1974-75. Gli almanacchi narrano che alla 10^ giornata …di un girone di ritorno che termina 5 turni dopo e in una fase in cui la vittoria vale 2 punti… il 6 aprile 1975 la Juve, prima in classifica a quota 34, ospita il Napoli, secondo con 32 e lo batte per 2-1 con rete dell’ex, José Altafini, al 43° del secondo tempo… Classifica finale alla 15^ di ritorno: Juve 43, campione d’Italia, azzurri secondi con 41.
Un gol di scarto…e in cosiddetta “Zona Cesarini”, proprio come stavolta, ma ovviamente a parti invertite.
Passiamo poi allo struggente 22 aprile 2018, cinque anni e 1 giorno prima dell’impresa… “ancora fresca”: nel 34° turno la Juve, capolista con 85 punti, affronta in casa il Napoli, 2° con 81. Stavolta il successo, in funzione di un regolamento in vigore a partire dalla Serie A 1994-95, vale 3 punti e i partenopei s’impongono per 1-0 con la rete di Koulibaly al 45° del secondo tempo.
Grazie a tale risultato, il Napoli sale a 84, a -1 da una vetta che aveva assaporato dalla 1^ alla 6^ giornata in coabitazione con altre squadre, in solitaria dalla 7^ alla 14^ e, dopo due turni di leadership interista, nuovamente dalla 17^ alla 27^ di quella stessa stagione, prima di cedere il comando della classifica alla Juve al 28° turno, a cui segue il colpo del definitivo ko al 35° round, quello dell’amara sconfitta fuori casa contro la Fiorentina e dell’ormai aneddotico “scudetto perso in albergo”. Nelle ultime 3 gare i partenopei, guidati da mr Maurizio Sarri, arrivano, comunque, a 91, facendo registrare quello che ancora oggi è il record storico in Serie A per una seconda classificata, mentre la Juve di mr Massimiliano Allegri agguanta il tricolore chiudendo a 95.
Inoltre, esclusivamente per dinamiche di gioco in qualche modo simili ma ribaltate dal destino, questo ultimo successo del Napoli riscatta anche un’altra sciagurata partita al J Stadium. Nell’ultima stagione pre-VAR, l’arbitro Valeri il 28 febbraio 2017 dirige la gara di andata delle semifinali. Al 22° minuto del secondo tempo, sul punteggio parziale di 2-1 per la squadra di casa, il Napoli è in attacco e il giocatore azzurro Albiol subisce un intervento molto dubbio in area di rigore bianconera da parte di Bonucci. Sulla riconquista del pallone, mentre alcuni partenopei protestano vanamente contro il direttore di gara, gli juventini piazzano un contropiede e Cuadrado si procura un calcio di rigore che poco dopo, al minuto 24, Dybala trasforma. Dal potenziale penalty per i partenopei, con concrete possibilità di agguantare il 2-2, si passa al beffardo 3-1 finale. E in quella fase storica, per regolamento, i gol in trasferta hanno il cosiddetto “peso doppio”. Al ritorno, disputato il 5 aprile a Fuorigrotta, il Napoli s’impone per 3-2 e, per effetto del 4-5 complessivo, è la Juve a qualificarsi per una finale che poi vince, battendo la Lazio per 2-0.
Per ironia del destino, però, come accennavamo in precedenza, nell’ultima gara del J Stadium qualcosa si capovolge. E così accade che al 37° del secondo tempo, sul risultato di 0-0, Lobotka subisce fallo da Milik e, sul contropiede juventino, Di Maria va in gol, ma stavolta ci pensa il VAR a evidenziare il vizio di origine dell’azione. Passano 9 minuti e…tal Cuadrado, sempre lui… stavolta cade da solo in area di rigore azzurra senza subire contatto. Fabbri non ferma l’azione e, mentre lo stremato sudamericano resta a terra, i partenopei si distendono in contropiede, andando a segno con Raspadori a coronamento di un’insistita fase d’attacco partenopeo che in un primo momento vede sfiorare il gol a Osimhen e al 48° consente al reattivissimo Raspadori di piazzare un diagonale che trafigge Szczesny. E’ il tiro da tre punti che fa girare non solo i fili della partita, ma al 99,99% anche quelli del campionato …e della storia.
Ma il “parallelo” con la partita di Coppa Italia non è l’unico, curioso riferimento. Il peso del “RaspaGOL”, che cuce ulteriori e cruciali centimetri di stoffa tricolore sul fondo azzurro, permette, infatti, ai partenopei di siglare nuovamente 2 vittorie contro la Juve in un unico campionato. Ciò accade anche quando il Napoli vince il 1° scudetto. Al termine della gara del 9 novembre 1986 Juve-Napoli 1-3, valida per il 9° turno di campionato, l’avvocato Giovanni Agnelli, patron della Juve campione in carica, dichiara alla RAI TV: “Se non dovessimo vincere noi lo scudetto, mi farebbe piacere se lo vincesse il Napoli”. Nella sfida del girone di ritorno, disputata a Fuorigrotta il 29 marzo 1987 e valida per la 24^ giornata, Napoli-Juventus 2-1. Classifica finale: azzurri primi con 42, bianconeri secondi con 39. Dodici stagioni dopo la delusione firmata “José core ‘ngrato”, il Ciuccio rende pan per focaccia alla Zebra. E non finisce qui. Anche quest’anno, per ironia del destino, gli azzurri si apprestano a vincere il tricolore dopo aver sconfitto in trasferta, proprio come nell’86, nientemeno che …la compagine scudettata: 18 settembre 2022, settima giornata, risultato finale Milan-Napoli 1-2. E come non ricordare, poi, in questa annata che sembra scritta dalla mano del D10S del calcio, il fatto che il 5-1 rifilato alla Zebra a Fuorigrotta il 13 gennaio scorso, nella gara valida per il 18° turno, fa il paio con un altro 5-1 sulla Juve, quello della 1^ supercoppa nazionale alzata nell’allora stadio “San Paolo” (oggi “Maradona”) il 1 settembre 1990 dai partenopei capitanati proprio da Diego  e vincitori, il 29 aprile di quello stesso anno, del 2° scudetto. Stavolta, nel momento in cui scriviamo, non abbiamo la certezza della data del 3° tricolore, ma …il 30 aprile alle ore 15… il Napoli scende in campo, sempre allo stadio di Fuorigrotta, per un derby campano contro la Salernitana che, in caso di successo dei partenopei contro gli Amaranto e di mancata vittoria della Lazio, in trasferta, contro l’Inter, può permettere di liberare totalmente la luce di un abbagliante e strameritato 3° scudetto azzurro. In caso contrario, qualora i risultati del “Meazza” e del “Maradona” non dovessero allinearsi in una determinata direzione, l’appuntamento con la grande festa potrebbe essere rimandato al successivo match, quello del 33° turno in programma allo stadio Dacia Arena tra Udinese e Napoli. Sulla carta, dato lo slittamento per motivi di ordine pubblico da sabato 29 a domenica 30 del derby campano, la trasferta dei partenopei in Friuli potrebbe essere posticipata (per ragioni legate ai tempi minimi di recupero non inferiori a 3 giorni) a mercoledì 3 o a giovedì 4 maggio. Ad ogni buon conto, comunque vada, questo inizio di mese sembra, infine, pareggiare i conti anche con un’altra cocente delusione. Il 1° maggio 1988 il Napoli, campione in carica, alla 28^ giornata perde in casa 2-3 contro il Milan e, in sostanza, gli cede il tricolore. Al termine di quel turno e con 2 giornate ancora da disputare, si materializza, infatti, il sorpasso: il Milan col +2 sale a 43 punti, mentre il Napoli si blocca a 42. Le restanti partite vedono i rossoneri impattare 2 volte e gli azzurri inanellare altre 2 sconfitte. Classifica finale: Milan 1° con 45, Napoli 2° con 42.
Parlare, quindi, di questo Juve-Napoli 0-1 come “la storia di tante storie” non ci sembra affatto un azzardo.
Luigi Gallucci

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