
23 maggio 2025, Stadio Maradona / Antonio Conte festeggia, insieme al suo collaboratore Lele Oriali, il 4° scudetto conquistato pochi minuti prima grazie alla vittoria per 2-0 sul Cagliari nella 38^ e ultima giornata del campionato di Serie A 2024-25 (Foto: credits Ciro Lauria)
ANTONIO CONTE, TRACCE SIGNIFICATIVE NELLA STORIA AZZURRA – Cosa ha lasciato nella centenaria bacheca del Calcio Napoli mr Antonio Conte è certamente noto agli appassionati di foot ball: sequenza scudetto-supercoppa nazionale in due stagioni consecutive, al pari di Alberto Bigon, ma negli annali azzurri ha inciso anche un 1° e un 2° posto nel massimo campionato che, fino al maggio 2026, solo mr Ottavio Bianchi, l’uomo dei 4 podi consecutivi (terzo nel 1986, primo nel 1987, secondo nel 1988 e nel 1989), era riuscito non solo a centrare, ma addirittura a inglobare in una sequenza ancor più prestigiosa.
Se, invece, andiamo a misurare il livello di imbattibilità nelle partite interne di Serie A, nella storia del Napoli, Antonio Conte si posiziona al 3° posto. Al primo, con pieno merito, una coppia di allenatori (Giuseppe Chiappella-Luis Vinicio) che, pur non avendo vinto il tricolore, ha lasciato, a suo modo, un record: 35 risultati utili in partite casalinghe. A ruota, segue, a quota 31, un “assolo” di mr Ottavio Bianchi. Al terzo posto…Antonio Conte con 26. Ecco, di seguito, le migliori sequenze storiche di risultati casalinghi del Napoli in Serie A, valutando i numeri e “pesando” i risultati.
Staffetta Giuseppe Chiappella-Luis Vinicio, 35 risultati utili
Campionato 1970-71
Allenatore del Napoli Giuseppe Chiappella
27^ giornata, 25 aprile 1971, Napoli-Roma Roma 1-2
29^ giornata, 16 maggio, Napoli-Bologna 3-0.
Campionato 1971-72
2^ giornata, 17 ottobre 1971, Napoli-Mantova 1-0
3^ giornata, 24 ottobre, Napoli-Sampdoria 0-0
6^ giornata, 14 novembre, Napoli-Inter 1-1
9^ giornata, 12 dicembre, Napoli-Roma 4-0
10^ giornata, 19 dicembre, Napoli-Torino 1-1
13^ giornata, 9 gennaio 1972, Napoli-Milan 0-0
15^ giornata, 23 gennaio, Napoli-Atalanta 2-1
16^ giornata, 30 gennaio, Napoli-Fiorentina 1-1
19^ giornata, 20 febbraio, Napoli-Varese 3-0
20^ giornata, 27 febbraio, Napoli-Cagliari 0-0
22^ giornata, 19 marzo, Napoli-Juventus 1-1
23^ giornata, 26 marzo, Napoli-Vicenza 1-1
26^ giornata, 16 aprile, Napoli-Catanzaro 0-0
27^ giornata, 23 aprile, Napoli-Hellas Verona 1-1
29^ giornata, 21 maggio, Napoli-Bologna 0-0. Squadra azzurra imbattuta nelle gare 15 casalinghe.
Campionato 1972-73
Allenatore del Napoli Giuseppe Chiappella
1^ giornata, 24 settembre 1972, Napoli-Ternana 1-0
3^ giornata, 15 ottobre, Napoli-Vicenza 2-0
5^ giornata, 5 novembre, Napoli-Fiorentina 3-0
7^ giornata, 19 novembre, Napoli-Juventus 1-1
9^ giornata, 3 dicembre, Napoli-Hellas Verona 1-1
12^ giornata, 24 dicembre, Napoli-Milan 0-0
14^ giornata, 7 gennaio 1973, Napoli-Sampdoria 0-0
17^ giornata, 4 febbraio, Napoli-Atalanta 1-0
19^ giornata, 18 febbraio 1973, Napoli-Roma 1-0
21^ giornata, 11 marzo, Napoli-Inter 2-0
23^ giornata, 25 marzo, Napoli-Palermo 1-1
25^ giornata, 15 aprile, Napoli-Torino 1-1
26^ giornata, 22 aprile, Napoli-Bologna 1-1
28^ giornata, 6 maggio, Napoli-Cagliari 1-1
30^ giornata, 20 maggio 1973, Napoli-Lazio 1-0. Il risultato, combinato con la contemporanea vittoria della Juventus per 2-1 sul campo della Roma e con sconfitta del Milan per 3-5 allo stadio Bentegodi contro l’Hellas, da qui la famosa battuta “la fatal Verona”, permette ai bianconeri di trionfare in un emozionantissimo sprint-scudetto a 3 che, dopo 29 giornate, vedeva tre squadre a pari punti a quota 43: Juve, Milan e Lazio. Quell’anno, tra l’altro, viene introdotta, in Serie A, la regola della differenza reti: parametro che permette di evitare molti spareggi tra squadre a pari punti e in posizioni cruciali di classifica. Ed è curioso notare il fatto che l’introduzione di questa nuova norma nel regolamento permette a Roma, Sampdoria e Vicenza, finite nel gruppo delle terzultime con 24 punti, di non retrocedere in Serie B, a differenza dell’Atalanta, costretta a far compagnia a Palermo e Ternana per un pesante -17 tra gol fatti e subiti, a differenza di Roma (-5), Sampdoria (-9) e Vicenza (-16).
Giuseppe Chiappella, nel frattempo, entra nella storia per aver infilato 2 campionati consecutivi da imbattuto nelle gare casalinghe e una serie di 31 risultati utili di fila tra le mura amiche. La quota personale di “31” verrà eguagliata da Ottavio Bianchi tra il 1986 e il 1988, ma lui fino a oggi resta l’unico a non aver dato dispiaceri ai tifosi partenopei per due stagioni piene. Nemmeno i mister azzurri scudettati (Bianchi, Spalletti, Bigon e Conte) possono vantare un primato di questo tipo.
Campionato 1973-74
Allenatore del Napoli Luis Vinicio
2^ giornata, 14 ottobre 1973, Napoli-Juventus 2-0
4^ giornata, 4 novembre, Napoli-Sampdoria 1-0
6^ giornata, 25 novembre, Napoli-Vicenza 2-1
8^ giornata, 9 dicembre, Napoli-Cesena 1-0
10^ giornata, 23 dicembre, Napoli-Milan 1-2. Mr Vinicio contribuisce, con 4 risultati, ad allungare da 31 a 35 la serie di risultati utili casalinghi del Napoli su cui il suo predecessore Chiappella aveva fortemente inciso nelle 2 annate precedenti.
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Ottavio Bianchi, 31 risultati utili
Campionato 1985-86
17^ giornata, 12 gennaio 1986, Napoli-Pisa 0-1
20^ giornata, 9 febbraio, Napoli-Lecce 1-0
21^ giornata, 16 febbraio, Napoli-Fiorentina 0-0
23^ giornata, 2 marzo, Napoli-Torino 3-1
25^ giornata, 16 marzo, Napoli-Inter 1-0
27^ giornata, 6 aprile, Napoli-Bari 1-0
29^ giornata, 20 aprile 1986, Napoli-Sampdoria 3-0.
Napoli imbattuto in casa nelle ultime 6 gare.
Campionato 1986-87
2^ giornata, 21 settembre 1986, Napoli-Udinese 1-1
4^ giornata, 5 ottobre, Napoli-Torino 3-1
6^ giornata, 19 ottobre, Napoli-Atalanta 2-2
8^ giornata, 2 novembre, Napoli-Inter 0-0
10^ giornata, 23 novembre, Napoli-Empoli 4-0
11^ giornata, 30 novembre, Napoli-Hellas Verona 0-0
13^ giornata, 21 dicembre, Napoli-Como 2-1
15^ giornata, 11 gennaio 1987, Napoli-Ascoli 3-0
16^ giornata, 18 gennaio, Napoli-Brescia 2-1
18^ giornata, 8 febbraio, Napoli-Avellino 3-0
20^ giornata, 1° marzo, Napoli-Sampdoria 1-1
22^ giornata, 15 marzo, Napoli-Roma 0-0
24^ giornata, 29 marzo, Napoli-Juventus 2-1
27^ giornata, 26 aprile, Napoli-Milan 2-1
29^ giornata, 10 maggio 1987, Napoli-Fiorentina 1-1. Il risultato permette al club partenopeo di centrare il 1° scudetto della sua storia. Napoli imbattuto in casa per l’intero campionato: 15 partite.
Campionato 1987-88
2^ giornata, 20 settembre 1987, Napoli-Ascoli 2-1
5^ giornata, 11 ottobre, Napoli-Pescara 6-0
7^ giornata, 1° novembre, Napoli-Empoli 2-1
9^ giornata, 22 novembre, Napoli-Torino 3-1
11^ giornata, 13 dicembre, Napoli-Juventus 2-1
12^ giornata, 20 dicembre, Napoli-Hellas Verona 4-1
14^ giornata, 10 gennaio 1988, Napoli-Fiorentina 4-0
16^ giornata, 24 gennaio, Napoli-Cesena 2-0
18^ giornata, 7 febbraio, Napoli-Pisa 2-1
19^ giornata, 14 febbraio, Napoli-Avellino 4-0.
21^ giornata, 6 marzo 1988, Napoli-Roma 1-2. Dopo 31 risultati utili consecutivi, cade l’imbattibilità casalinga del Napoli nelle partite di Serie A.
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Antonio Conte, 26 risultati utili
Campionato 2024-25
15^ giornata, 8 dicembre 2024, Napoli-Lazio 0-1.
18^ giornata, 29 dicembre, Napoli-Venezia 1-0
20^ giornata, 12 gennaio 2025, Napoli-Hellas Verona 2-0
22^ giornata, 25 gennaio, Napoli-Juventus 2-1
24^ giornata, 9 febbraio, Napoli-Udinese 1-1
27^ giornata, 1° marzo, Napoli-Inter 1-1
28^ giornata, 9 marzo, Napoli-Fiorentina 2-1
30^ giornata, 30 marzo, Napoli-Milan 2-1
32^ giornata, 14 aprile, Napoli-Empoli 3-0
34^ giornata, 27 aprile, Napoli-Torino 2-0
36^ giornata, 11 maggio, Napoli-Genoa 1-1
38^ giornata, 23 maggio 2025, Napoli-Cagliari 2-0. Grazie a questo risultato, l’11° utile consecutivo allo stadio “Maradona”, la squadra allenata di mr Conte conquista il 3° scudetto della storia calcistica partenopea.
Campionato 2025-26
2^ giornata, 30 agosto, Napoli-Cagliari 1-0
4^ giornata, 22 settembre, Napoli-Pisa 3-2
6^ giornata, 5 ottobre, Napoli-Genoa 2-1
8^ giornata, 25 ottobre, Napoli-Inter 3-1
10^ giornata, 1° novembre, Napoli-Como 0-0
12^ giornata, 22 novembre, Napoli-Atalanta 3-1
14^ giornata, 7 dicembre, Napoli-Juventus 2-1
16^ giornata, recupero 14 gennaio 2026, Napoli-Parma 0-0. I concomitanti impegni in supercoppa italiana non consentono ai partenopei di scendere in campo contro i crociati il 21 dicembre 2025.
19^ giornata, 7 gennaio 2026, Napoli-Hellas Verona 2-2
21^ giornata, 17 gennaio, Napoli-Sassuolo 1-0
23^ giornata, 31 gennaio, Napoli-Fiorentina 2-1
25^ giornata, 15 febbraio, Napoli-Roma 2-2
28^ giornata, 6 marzo, Napoli-Torino 2-1
29^ giornata, 14 marzo, Napoli-Lecce 2-1
31^ giornata, 6 aprile, Napoli-Milan 1-0
33^ giornata, 18 aprile, Napoli-Lazio 0-2. Questa sconfitta pone fine a una sequenza di 26 risultati utili casalinghi della squadra partenopea in Serie A.
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Staffetta Ottavio Bianchi-Alberto Bigon, 22 risultati utili
Campionato 1988-89
Allenatore del Napoli Ottavio Bianchi.
23^ giornata, 2 aprile 1989, Napoli-Juventus 2-4
26^ giornata, 30 aprile, Napoli-Hellas Verona 1-0
28^ giornata, 13 maggio, Napoli-Roma 1-1
29^ giornata, 21 maggio, Napoli-Torino 4-1
31^ giornata, 4 giugno 1989, Napoli-Sampdoria 1-1
33^ giornata, 18 giugno 1989, Napoli-Pisa 0-0.
Il Napoli allenato da Ottavio Bianchi chiude il campionato con 5 risultati utili nelle ultime 5 gare.
Campionato 1989-90
Allenatore del Napoli Alberto Bigon.
2^ giornata, 3 settembre 1989, Napoli-Udinese 1-0
5^ giornata, 17 settembre, Napoli-Fiorentina 3-2
7^ giornata, 1° ottobre, Napoli-Milan 3-0
9^ giornata, 22 ottobre, Napoli-Inter 2-0
11^ giornata, 5 novembre, Napoli-Lecce 3-2. Marcatori: 5° pt Virdis (L), 22° pt Fusi (N), 33° pt e 44° st Carnevale (N), 1° st Antonio Conte (L).
12^ Giornata, 19 novembre, Napoli-Sampdoria 1-1
14^ giornata, 3 dicembre, Napoli-Atalanta 3-1
16^ giornata, 17 dicembre, Napoli-Bologna 2-0
18^ giornata, 7 gennaio 1990, Napoli-Ascoli 1-0
20^ giornata, 17 gennaio, Napoli-Cesena 1-0
21^ giornata, 21 gennaio, Napoli-Hellas Verona 2-0
23^ giornata, 4 febbraio, Napoli-Cremonese 3-0
25^ giornata, 18 febbraio, Napoli-Roma 3-1
27^ giornata, 4 marzo, Napoli-Genoa 2-1
30^ giornata, 25 marzo, Napoli-Juventus 3-1
32^ giornata, 14 aprile, Napoli-Bari 3-0
34^ giornata, 29 aprile 1990, Napoli-Lazio 1-0. Il risultato consente al Napoli di vincere il 2° scudetto della sua storia. Anche il Napoli di Bigon, al pari di quello di mr Bianchi, trionfa in campionato mantenendo l’imbattibilità casalinga.
Campionato 1990-91
Allenatore del Napoli Alberto Bigon.
2^ giornata, 16 settembre 1990, Napoli-Cagliari 1-2. Questa sconfitta pone fine a una sequenza di 22 risultati utili casalinghi della squadra partenopea in Serie A.
RIFLESSIONI AD AMPIO RAGGIO SUL BIENNIO NAPOLETANO DI MR CONTE
Cosa lascia Antonio Conte dopo il suo biennio a Napoli, in termini di impressioni, ricordi ed emozioni, provano a spiegarcelo alcuni interlocutori che abbiamo interpellato nell’ambito di uno specifico forum.
Carlo Alvino
(radio-telecronista)
“Per quanto mi riguarda, hanno rappresentato una tappa importante, commovente e significativa della centenaria storia del Napoli. Il 4° scudetto è paragonabile al 1° per le emozioni che ci ha fatto vivere il fatto di averlo vinto all’ultima partita. Quindi, direi che i due anni di Conte sono certamente fondamentali nel percorso di un Napoli che vuole mirare sempre più in alto in ambito calcistico nazionale e internazionale”.
Roberto Beccantini
(giornalista e autore, già inviato “Gazzetta dello Sport” e redattore capo “La Stampa”)
“Nella storia centenaria del Napoli, il biennio di Antonio Conte incarna e riassume uno dei capitoli più «carnali»: per la passione che ne ha consumato e decorato lo spirito; per i risultati sul campo – scudetto, secondo posto, Supercoppa – e, in generale, per il timbro dato dall’allenatore a un’esperienza che, per Napoli e il Napoli, è sempre meno eccezione e sempre più regola, progetto, programma”.
Giovanni Bruno
(giornalista, 1° e storico direttore “Sky Sport 24″)
“A mio avviso, ha rappresentato l’alto livello raggiunto dal Calcio Napoli. Lo scudetto già al termine della prima annata e il secondo posto centrato nella stagione di Serie A 2025-26 hanno confermato uno stato di benessere del club partenopeo, ben riconoscibile attraverso oculate campagne acquisti fatte negli ultimi anni e di cui …ha beneficiato anche Antonio Conte. E pure il fatto di averlo avuto come allenatore è indice di un club che mira sempre in alto”.
Alessandro Cardito
(direttore” Gbt-magazine.com”)
“Antonio Conte è stato uno dei migliori allenatori della storia centenaria del Napoli per qualità di titoli vinti rispetto alle partite disputate e alla qualità dei giocatori avuti a disposizione, a differenza di Ottavio Bianchi, Albertino Bigon e Luciano Spalletti, solo per citare quelli scudettati. Ma, nonostante ciò, una parte della tifoseria napoletana è riuscita a contestarlo, dimenticando che gli sono mancati metà dei titolarissimi per gran parte della stagione 2025-26. Infine, a coloro i quali contestano ‘soltanto’ la mancata qualificazione al tabellone-playoff dei sedicesimi di finale di Champions League 2025-26, rammento che, nella sera dell’ultima partita del maxi-girone, al ‘Maradona’ gli azzurri, contro il Chelsea campione del Mondo in carica, fino al 59° minuto, prima che si scatenasse Joao Pedro con la sua mortifera doppietta, vincevano 2-1 ed erano 19esimi in classifica; quindi, virtualmente tra le prime 24 squadre destinate a passare alla seconda sessione della competizione. E così, in una situazione del genere, prima di fare processi sommari, forse sarebbe stato lecito interrogarsi su quanto sia stata livellata la cosiddetta ‘fase campionato’ di una Champions League vinta, per il secondo anno consecutivo, da un Psg che, come riportato da Sky Sport nel 2025 (https://sport.sky.it/calciomercato/psg-acquisti-calciomercato-dalla-serie-a), sul fronte degli investimenti di calciomercato dal 2011 (anno dell’avvento della ‘Qatar Sports Investments’ alla guida del club) al 2025 si è potuto permettere di comprare calciatori per 2,28 miliardi di euro da 45 club diversi, tra cui 7 italiani (Napoli, Juve, Milan, Inter, Roma, Palermo, Pescara). Cifre pressoché impossibili da sostenere, quantomeno tra i club italiani. E in considerazione di tutto ciò potrebbe anche ipotizzare che mr Antonio Conte si sia dimesso a maggio 2026 per aver riscontrato, semplicemente, qualche debolezza strutturale rispetto ai grandissimi club dell’Europa e, quindi, del Mondo”.
Luca Cerchione
(direttore “1 Station Radio”)
“Ha rappresentato l’impossibilità di coniugare risultato sportivo con sostenibilità. Due trofei in due anni: uno Scudetto e una Supercoppa. Ma a che prezzo? Oggi il Napoli si trova a dover ricostruire una struttura economicamente sostenibile. L’instant team voluto da Conte, dal mio punto di vista, ha funzionato al primo anno, ma ha fallito al secondo”.
Alberto Cerruti
(giornalista, già inviato “Gazzetta dello sport” e autore)
“È stata una parentesi breve ma intensa. Tutti i tifosi, non soltanto partenopei, firmerebbero per avere successi simili in 2 anni”.
Pino Cotarelli
(direttore testata giornalistica “lesociologie.it”)
“Ritengo Conte uno dei migliori allenatori italiani. Il suo intervento, unito alla squadra tecnica che lo supporta, primo fra tutto Oriali, trasforma l’ambiente in cui opera e lo allinea alla sua visione del calcio. Di sicuro, un impatto di competenze tecniche e atletiche che si amalgamano col suo prestigio internazionale, producendo grandi motivazioni e partecipazione da parte dei calciatori. I risultati sono poi puntuali: minimo alto vertice di classifica e spesso scudetto. Ovviamente, al centro del suo metodo il lavoro inesauribile, a cui bisogna resistere col fisico e con la volontà. Sappiamo che dopo un certo periodo lascia e va via, evidentemente perché il metodo esaurisce la sua novità e i calciatori non lo seguono più come prima. Credo che il suo successo sia proprio determinato dal cambiare spesso. A Napoli ha fatto molto bene”.
Alberto Della Sala
(libraio di “Io ci sto”, zona Vomero)
“Una dimostrazione di potenza. Dopo la follia del decimo posto e dei 3 allenatori in una stagione, il Napoli è andato a prendersi il mister più forte d’Italia, ha vinto per la 2^ volta in 3 anni lo scudetto, ha investito in una campagna acquisti sontuosa e nella stagione successiva, malgrado i tantissimi infortuni, ha portato a casa la Supercoppa nazionale, è arrivato 2° in campionato (risultato per nulla scontato alla vigilia, N.d.R.) e, al momento, ha già una rosa competitiva per affrontare i nuovi impegni agonistici”.
Giuseppe De Silva
(giornalista e autore)
“Credo che il biennio di Antonio Conte sia stato, in termini di risultati, il più prolifico dell’era de Laurentis con due trofei (scudetto e supercoppa) e due qualificazioni Champions. Nella storia del Napoli a livello di allenatore credo Conte sia secondo solo ad Ottavio Bianchi che vinse scudetto e coppa Italia per poi successivamente vincere anche una coppa UEFA. (Bianchi però in tre anni 87 scudetto 89 UEFA). Quindi al netto delle tante polemiche sugli infortuni e sul gioco/non gioco del tecnico salentino, dal punto di vista dei risultati Conte è inattaccabile. E se pur la comunicazione sia stata a volte una sorta di tallone d’Achille (anche se il sottoscritto lo ha sempre letto tra le righe e quindi ha capito cosa volesse dire) credo si possa dire con certezza che il Napoli di Conte sia il secondo più vincente della storia. E parere personale: lo avrei tenuto a vita anche se consapevole che al massimo Antonio resta due anni. Eccezione per la Juve, dove ha resistito per tre. Dal punto di vista dei risultati, ribadisco che Conte è inattaccabile”.
Raffaele Di Pasquale
(allenatore Uefa Pro, ampie riflessioni tecniche)
“Il mio tentativo è quello di leggere i due anni di Antonio Conte al Napoli attraverso una chiave sistemica: identità, cultura della prestazione e sostenibilità del modello.
Due anni di Conte al Napoli: oltre i risultati
Quando si analizza il lavoro di un allenatore, spesso ci si ferma a valutare tutto attraverso il risultato finale. Nessuno pensa che il risultato non sia importante, ma a mio giudizio rappresenta solo la parte visibile di un processo molto più complesso. Per comprendere davvero il biennio di Antonio Conte al Napoli, credo sia necessario porsi una domanda preliminare: Che cosa ha lasciato Conte al Napoli oltre i punti e la classifica? È qui che, a mio avviso, emerge il vero valore del suo lavoro. Ha ricostruito un’identità. Dopo la vittoria dello Scudetto con Spalletti, il Napoli aveva attraversato una stagione di forte instabilità. Più che una crisi tecnica, era una crisi identitaria. Conte ha ricostruito innanzitutto un’identità collettiva. Ogni squadra di alto livello deve sapere: chi è; come vuole giocare; cosa fare nei momenti difficili. L’identità precede il sistema di gioco. Ha costruito una cultura dell’esigente quotidianità. Conte non allena soltanto le partite. Allena il modo di vivere il lavoro. La sua forza storica consiste nella capacità di trasformare il comportamento quotidiano dei giocatori in ordine ai concetti di disciplina, intensità, concentrazione e responsabilità. In questo senso, il suo contributo è soprattutto culturale, prima ancora che tattico.
Organizzazione prima del talento
Nel calcio moderno il talento continua a essere decisivo. Ma il talento produce valore soltanto quando viene organizzato. Conte è uno dei migliori organizzatori del calcio europeo. Riduce l’incertezza. Aumenta la prevedibilità dei comportamenti della propria squadra. Permette ai giocatori di sapere quasi sempre cosa fare. Questo produce fiducia. E la fiducia migliora anche la prestazione individuale.
La dimensione fisica
Molti associano Conte semplicemente alla preparazione atletica. In realtà sarebbe riduttivo. La condizione fisica non è un obiettivo. È una conseguenza del modello di gioco. L’intensità richiesta dal suo calcio nasce dalla continua partecipazione alle situazioni. Non si corre per correre. Si corre perché il gioco lo richiede.
I limiti
Ogni modello presenta anche criticità. Il calcio di Conte richiede: enorme disponibilità mentale; grande adesione collettiva; forte stabilità dell’ambiente; continuità del gruppo. Quando una di queste condizioni viene meno, anche il modello perde efficacia. Inoltre, è un calcio molto esigente dal punto di vista energetico e psicologico. Per mantenerlo servono convinzione e ricambio continuo delle motivazioni. Il Napoli è diventato “la squadra di Conte”? Questa è forse la domanda più interessante. Una grande squadra non è quella che ripete automaticamente dei principi. È quella che interiorizza una cultura. Se i giocatori continuano ad adottare certi comportamenti anche quando l’allenatore non interviene più, allora il modello è diventato patrimonio della squadra. Ed è questo il vero successo di un allenatore.
Uno sguardo scientifico
Dal punto di vista delle scienze della complessità, e il calcio rientra in tale ambito, possiamo dire che Conte interviene soprattutto sull’organizzazione del sistema. Riduce il grado di entropia. Rende più stabili le relazioni tra i giocatori. Favorisce sincronizzazioni collettive. La squadra diventa un sistema più coordinato.
Una riflessione personale, da studioso e da uomo di campo.
Anche se Conte rappresenta una delle più alte espressioni dell’organizzazione tattica contemporanea, ritengo che debba ulteriormente evolversi, al fine di formare giocatori capaci di adattarsi continuamente alle trasformazioni del gioco. L’organizzazione rimane fondamentale. Ma accanto ad essa deve essere attribuita analoga importanza all’autonomia percettiva, alla capacità decisionale e alla costruzione del significato dell’azione individuale. Ed è probabilmente in questo contesto (e il discorso non solo per Conte) che si giocherà il futuro dell’evoluzione metodologica del calcio.
Cultura calcistica contiana
Il bilancio dei due anni di Antonio Conte al Napoli non dovrebbe essere misurato soltanto con i trofei. Un allenatore lascia un’eredità quando modifica il modo di pensare, lavorare e competere di un’intera organizzazione. I risultati passano. La cultura resta. Ed è proprio questa, probabilmente, la traccia più profonda che Antonio Conte ha lasciato al Napoli. Due domande: “Tra dieci anni ricorderemo il Napoli di Conte per i risultati ottenuti o per il modello culturale e organizzativo che ha lasciato? E, nel calcio contemporaneo, quale delle due eredità ha il valore maggiore?” Aggiungo questo passaggio metodologico che merita una attenta riflessione, e cioè il tema degli infortuni. Accanto ai numerosi aspetti positivi, credo sia doveroso affrontare anche questo tema che ha accompagnato il biennio di Conte: l’elevato numero di infortuni muscolari e i frequenti problemi di disponibilità della rosa. Sarebbe però semplicistico stabilire un rapporto diretto di causa-effetto tra metodologia di allenamento e infortuni. La letteratura scientifica ci ricorda che l’infortunio è un fenomeno multifattoriale: carichi di lavoro, congestione del calendario, storia clinica degli atleti, qualità del recupero, sonno, stress psicologico, caratteristiche individuali e dinamiche di gara concorrono tutti a determinarne il rischio. Tuttavia, proprio perché il tema è complesso, merita una riflessione molto articolata. Il modello di Conte si caratterizza per una straordinaria intensità fisica, cognitiva ed emotiva. È un calcio che richiede continue accelerazioni, riaggressioni, corse ad alta velocità, disponibilità permanente e grande coinvolgimento mentale. Tutto ciò rappresenta un punto di forza, ma pone anche interrogativi sulla gestione del carico complessivo durante una stagione lunga e ricca di impegni. La domanda, quindi, non è se il metodo di Conte provochi gli infortuni, perché una simile affermazione non sarebbe supportata da evidenze sufficienti. La vera domanda è un’altra: come trovare il punto di equilibrio tra la massima intensità richiesta dal modello di gioco e la sostenibilità biologica dell’atleta nel lungo periodo? Questa, probabilmente, è una delle grandi sfide del calcio contemporaneo e, quindi, anche di Conte.
Un punto di vista prospettico
Dal mio punto di vista, la questione potrebbe essere affrontata anche in un’altra prospettiva. La disponibilità fisica non dovrebbe essere considerata come una qualità da spingere costantemente al limite, ma come una proprietà emergente dell’interazione tra giocatore, ambiente, recupero, storia individuale e organizzazione dell’allenamento. In altre parole, la domanda non dovrebbe essere soltanto: “Quanto possiamo caricare il giocatore?”, ma anche: “Come possiamo progettare situazioni che sviluppino la prestazione preservando la disponibilità dell’organismo?”. È una differenza sottile, ma sostanziale. Allora sovviene legittima un’altra domanda, e cioè: se il calcio moderno richiede intensità sempre maggiori, siamo sicuri che il problema sia aumentare ancora il carico, oppure dovremmo ripensare il modo in cui costruiamo la disponibilità del giocatore all’interno del gioco stesso? Credo che questa sia una delle questioni metodologiche più interessanti dei prossimi anni e che vada ben oltre il caso del Napoli o di Antonio Conte”.
Luigi Esposito
(informatico, tifoso del Napoli)
“Antonio Conte era l’uomo che serviva: quello della ricostruzione, chiamato a restituire identità e ambizione a un Napoli reduce da una stagione disastrosa. Doveva riportarlo in alto, e lo ha fatto. Conte è l’allenatore che sa “solo” vincere: va dritto, non accetta compromessi, pretende il massimo da ogni membro del gruppo. Come un grande pilota, porta la macchina al limite, ma proprio per questo rischia di fonderne il motore. In due anni ha conquistato uno scudetto, una Supercoppa italiana e due qualificazioni in Champions. Poi è andato via, consapevole che il suo metodo, alla lunga, logora. È il paradosso di Conte: l’uomo ideale per ripartire, raramente quello con cui convivere per sempre”.
Massimiliano Esposito
(già calciatore del Napoli)
“Conte ha rappresentato continuità, crescita, stabilità e ambizione. Con i due recenti titoli vinti, che vanno ad aggiungersi a quelli precedenti in un anno importante come quello del Centenario, possiamo dire che il Napoli è cresciuto come mentalità, gestione e solidità finanziaria. Aggiungo che sono onorato e orgoglioso di aver fatto parte, anche se per un periodo non molto lungo, di questi primi 100 anni del Calcio Napoli, la squadra del cuore della nostra città e di tutto il popolo partenopeo sparso nel mondo”.
Luigi Iaquinta
(ingegnere, presidente comitato “Con Te Napoli”)
“Il biennio di Conte è stato caratterizzato, sin dalla sua presentazione, da un connotato di accentramento sulla sua persona, con l’inevitabile posizionamento nelle retrovie del Presidente. I fatti, dal punto di vista dei risultati sportivi “in campionato”, gli hanno dato ragione, ma il gioco ha latitato per quasi tutto il biennio, a eccezione di qualche partita tra la fine di dicembre 2025 e la fine di gennaio 2026, periodo in cui si è giocato particolarmente bene in supercoppa nazionale e in alcune belle trasferte a Cremona e all’ Olimpico contro Roma e Lazio, ma poi poco più. Per quanto riguarda la Champions, il rendimento di Conte è rimasto strettamente nella media della sua intera carriera, competizione in cui non ha brillato con nessuna delle squadre da lui allenate, appiccicandosi sulla maglia il tesserino di un coach esclusivamente da Campionato”.
Vincenzo Imperatore
(direttore di “SportdelSud.it”, in una sua lettera aperta al mister salentino datata 20 maggio 2026)
“Caro Antonio, tu hai avuto una colpa enorme: hai costretto Napoli a guardarsi allo specchio. E questa città, gigantesca e controversa insieme, lo specchio lo sopporta poco. Preferisce il racconto alla disciplina, la battuta al metodo, l’alibi all’organizzazione. Per questo la presunta borghesia (soprattutto imprenditoriale e professionale) ti ha amato meno di quanto meritassi. Perché eri la dimostrazione vivente che vincere non è fatalità ma struttura. E la struttura, qui, fa paura. Io ti avevo scelto già ai tempi dell’Inter, quando molti storcevano il naso perché Conte “non era giochista”, “non era simpatico”, “non era napoletano”. Come se il calcio fosse una seduta terapeutica collettiva e non un’industria del risultato. Ti ho studiato attraverso i tuoi libri, le tue interviste, le tue analisi meritevoli di uno speech alla Bocconi. Ti ho incontrato il primo giorno che sei arrivato a Napoli, al Teatro di San Carlo insieme a mio figlio Agostino, e in quel momento entrambi avevamo la certezza quasi matematica che il Napoli sarebbe tornato a vincere. Perché nessuno, nel calcio italiano contemporaneo, è efficiente e orientato al risultato quanto te.
Ma il punto è un altro. Napoli ha un rapporto patologico con l’autorità competente. La teme. La sabota. La deride. E poi, quando quella stessa autorità se ne va, inizia il pellegrinaggio dei rimpianti. È un fenomeno antico, quasi antropologico. Nel 1799 la città applaudì il ritorno dei Borbone dopo aver lasciato soli gli intellettuali della Neapolitan Republic. I lazzari si vendevano per un piatto di maccheroni e qualche moneta, l’istinto di sopravvivenza diventava più forte della costruzione di un futuro diverso. Vincenzo Cuoco lo raccontò con lucidità feroce: una rivoluzione fatta da élite illuminate ma senza popolo. E il popolo, spesso, preferisce chi gli accarezza la pancia a chi gli impone responsabilità.
Sono passati più di due secoli ma certi meccanismi non cambiano. Napoli è capace di intuizioni geniali ma anche di una subalternità psicologica devastante. Ama lamentarsi del potere ma spesso si inginocchia davanti a chi urla più forte. Diffida della competenza perché la competenza crea gerarchie vere, e le gerarchie vere smascherano improvvisatori, furbastri e mediocri. Così chi pretende disciplina viene vissuto quasi come un corpo estraneo.
Tu, in fondo, hai rappresentato proprio questo: l’intrusione dell’efficienza dentro il regno dell’approssimazione sentimentale. Hai ricordato a tutti che il talento senza organizzazione è folklore. Che il sacrificio viene prima della narrazione romantica. Che le vittorie non nascono dalle conferenze stampa o dalle dirette social ma dall’ossessione quotidiana.
E qui alcuni non te lo hanno perdonato.
Perché Napoli ama i salvatori purché non chiedano troppo rigore. Ama il mito più del metodo. Ama raccontarsi vittima persino quando vince. È una città che spesso trasforma l’autolesionismo in identità culturale. E allora chi porta ordine nel caos finisce inevitabilmente sotto processo.
Ora vai via, e mi dispiace davvero. Non perché il Napoli finisca con te. Il Napoli viene prima di tutto e sopravviverà a chiunque. Ma perché questa città perderà uno dei pochi uomini capaci di trasformare il disordine in competitività.
Il problema è che molti lo capiranno dopo. Come sempre. Quando torneranno le stagioni delle giustificazioni, delle nostalgie, delle analisi poetiche sulle “belle sconfitte”. Quando scopriranno che l’efficienza non è simpatica, non consola nessuno, non distribuisce carezze. Però porta trofei.
E i trofei, alla fine, restano. Le chiacchiere invece evaporano. Come i maccheroni distribuiti ai lazzari per comprarsi la loro fedeltà.
Stessa storia, solo con meno cavalli e più social network”.
Gianni Improta
(già calciatore del Napoli)
“Parlare del mio-nostro Napoli fa sempre piacere. Il quesito posto è interessante, perché l’allenatore Antonio Conte, con il suo modo di porre (e proporre) calcio, ci ha fatto capire che, comunque, bisogna vincere. Sulle modalità e sugli espedienti finalizzati a raggiungere l’obiettivo primario, ecco che si innesca il solito confronto tra esteti e pragmatici. A mio avviso, però, i due anni di Conte alla guida della squadra ci hanno fatto riflettere su tanti aspetti. In primis, è durissima aggiudicarsi le competizioni in cui vai a misurarti. E ancora più difficile è il permanere in certe posizioni degne per consolidare i successi. Quindi, Conte dovrà sempre essere ricordato per l’allenatore che ci ha fatto vincere, non per come ci ha fatto vincere. Concludo dicendo che, per quanto mi riguarda, sono rimasto dispiaciuto dell’addio del mister salentino, perché la cosa più giusta e logica a cui assistere sarebbe stata festeggiare con la sua presenza i 100 anni di Calcio Napoli”.
Raffaella Iuliano
(giornalista)
“A mio parere, il biennio Conte ha rappresentato per il Napoli una transizione essenziale, quella tra “possibilità” e “certezza”. Conte ha dato all’ambiente partenopeo un cambio di mentalità e una nuova consapevolezza sul valore della società azzurra. Nonostante le difficoltà dell’ultima stagione, il tecnico salentino è riuscito a portare a termine il percorso evolutivo partito da Benitez, traducendo le speranze in opportunità concrete. E nell’anno del centenario il nuovo Napoli di mr Max Allegri raccoglie, dunque, l’eredità di una dimensione nuova, in quanto entra di diritto nel cosiddetto ‘club’ delle squadre da battere. Non vede più la vittoria come un sogno irrealizzabile, ma come obiettivo reale. La sfida verso il futuro azzurro è già iniziata, sotto il segno del corsiero del sole”.
Xavier Jacobelli
(giornalista e autore, commentatore alla trasmissione RAI “La Domenica Sportiva” e già direttore di “Corriere dello Sport”, “Tuttosport”, “QS-Quotidiano Sportivo”, “Il Giorno” e “Calciomercato.com”)
“Questi risultati di grande rilievo sono la conferma dell’ottima gestione De Laurentiis. Ed è chiaro che non sarebbero stati ottenuti, se non ci fosse stata una pianificazione illuminata da parte del club”.
Giuseppe Lauri
(avvocato, esperto di diritto sportivo)
“A mio avviso, ha rappresentato la sintesi di una mentalità vincente innestata con personalità. Il suo biennio dimostra che tutto è possibile anche a Napoli, purché che ci siano organizzazione e programmazione”.
Nicola Luongo
(fondatore piattaforma Social Web “Passionapoli”)
“A mio avviso, il biennio di Antonio Conte a Napoli va valutato, nel suo complesso, come un’esperienza estremamente positiva. Sul piano sportivo, ha restituito alla squadra mentalità, competitività e risultati di altissimo livello, riportando il club tra le grandi del calcio italiano. Qualche riflessione può essere fatta sul fronte economico-gestionale, dove alcuni investimenti particolarmente onerosi hanno inevitabilmente inciso sui conti del Napoli (per ammissione dello stesso direttore sportivo Giovanni Manna, durante la conferenza del 23 scorso https://www.youtube.com/live/PDwMkVeOuaM, N.d.R.). Tuttavia, quando un progetto riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati e a lasciare un’eredità tecnica e caratteriale così importante, anche i sacrifici trovano una loro giustificazione. Per questo, il giudizio finale sul biennio di Conte non può che essere ampiamente soddisfacente: un ciclo che ha fatto crescere il Napoli e che resterà tra i più significativi degli ultimi anni”.
Gigione Maresca
(autore format tv “Super Santos” e opinionista “Positanonews.it”)
“Per la piazza calcistica di Napoli, che è passionale e molto esigente, Antonio Conte ha rappresentato un salto di qualità, un momento di sintonia tra il management del club presieduto da Aurelio De Laurentiis e la capacità organizzativa ed esperienziale del mister salentino. Due anni di successi, uno scudetto vinto all’ultima giornata e con un punto di vantaggio, seguito da un’annata difficile, costellata da tanti infortuni, ma segnata anche in positivo da un trionfo in supercoppa nazionale per nulla scontato. Nel complesso, Conte ha dato forza e lustro a una piazza che aveva bisogno di vincere qualcosa di importante”.
Bruno
Marra
(giornalista e autore)
“Il biennio Conte ha scritto un capitolo fondamentale non solo del Centenario ma soprattutto del ventennio De Laurentiis. Antonio è stato l’allenatore che ha vinto lo scudetto con la rosa meno attrezzata qualitativamente rispetto ai 4 tricolori azzurri.
Basterebbe questo per comprendere che lo ricorderemo a lungo. Non solo per i risultati ma per il metodo che è riuscito ad attecchire, forse per la prima volta, in un ambiente refrattario alla rigidità di una disciplina assolutista e militaresca. Conte non è solo un tecnico ma una “Life experience” che ti entra nella testa. Ci ha fatto vincere a modo suo, l’unico che avrebbe potuto portare quella rosa al trionfo”.
Gaetano Mastellone
(Napoli Club Sorrento, commendatore della Repubblica)
“L’aspetto che, a mio avviso, ha reso speciale il biennio di Conte non è stato soltanto il numero di trofei, ma la trasformazione del gruppo. Il mister salentino ha preso in mano una squadra depressa, disorientata e fuori dalle competizioni europee e in pochissimo tempo l’ha riportata a essere vincente e competitiva. Non a caso, molti osservatori hanno definito lo scudetto 2025 uno dei più difficili da conquistare e anche uno tra i più inattesi nell’arco della carriera di mr Conte. Beh, se dovessi concludere con un concetto, direi che l’allenatore del 4° scudetto e della 3^ supercoppa non ha semplicemente vinto col Napoli. Ha fatto di più, perché ha restituito al Napoli una mentalità vincente, consolidandolo tra i grandi club del calcio italiano nel periodo del suo Centenario”.
Antonino Milone
(coach e manager sportivo, ex Nazionale Italvolley)
“Da napoletano cresciuto sportivamente nel nord Italia ho assimilato un concetto cardine che cerco di trasferire anche ai miei ragazzi, che da alcuni anni sto allenando tra Ottaviano e Terzigno e con i quali stiamo facendo un percorso estremamente significativo. E cioè mirare alla vittoria lavorando ogni giorno su tutto ciò che tecnicamente, atleticamente e psicologicamente serve per arrivare al successo. Io a 17 anni, alla Mediolanum, ho avuto la fortuna di allenarmi con alcuni mostri sacri della pallavolo, ma anche in Piemonte, Sicilia ed Emilia-Romagna sono stato in squadra con campioni di livello assoluto. Ebbene, ho imparato tanto e, quindi, al di là di ciò che sono riuscito a vincere (European Challenge Cup con Iveco Palermo e World League con Italvolley, entrambe nel 1999, N.d.R) ho capito cosa serve in concreto per puntare al successo. E se è vero che il volley è più rigido, a livello di schemi, rispetto al calcio (che, come ci disse un giorno Fabio Capello, ‘ha più variabili e non tutte si possono coprire con gli 11 giocatori schierati in campo’), io reputo che bisogna giocare qualsiasi partita provando a distanziare l’avversario nel punteggio, in modo da creare le condizioni per non rischiare di finire in balia dei cosiddetti episodi. Non solo nel calcio, ma anche in un match di volley la palla cosiddetta sporca può capitare (peggio se accade in un set sul 24-24 o in un tiebreak su 15-14), però, a differenza del foot ball, nel volley, così come anche il tennis, per esempio, è difficilissimo che vinca chi sul campo dimostra di essere meno forte. Fatta questa debita premessa, da amante del Calcio Napoli sono contentissimo del fatto che Conte ha spinto la nostra squadra del cuore verso la conquista di scudetto e supercoppa nei suoi due anni, perché so quanto sia difficile imporci per noi del Meridione. Un paio di cose, però, debbo aggiungerle.
In primis, a tanti tifosi azzurri può star bene che Conte abbia conquistato uno scudetto con 13 partite su 24 vinte grazie a un solo gol di scarto. Io, però, pur rispettandolo, perché resta uno degli allenatori più vincenti in circolazione, per forma mentis reputo che non sia il mio tecnico ideale, perché, sia pur in una disciplina diversa, io amo lavorare in direzione del cosiddetto ‘bel gioco’. E poi un’ultima cosa: avrei gradito se il suo addio ai tifosi fosse stato spiegato meglio, perché nella conferenza stampa post Napoli-Udinese non ci ho capito molto, sinceramente. Io, però, avevo intuito che stesse pensando di andar via mentre ascoltavo le sue dichiarazioni del post Bologna-Napoli 2-0. Quella metafora da lui usata il 9 novembre scorso sul non essere disposto ‘ad accompagnare un morto’ non mi piacque (vedi https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Napoli/09-11-2025/conte-dopo-bologna-napoli-le-parole.shtml , N.d.R.). Poi, certo, è vero che la squadra successivamente ha avuto una reazione e che, grazie a quella, è riuscita a vincere in Arabia anche la supercoppa italiana e a conquistare la qualificazione alla Champions League 2026-27; però va evidenziato altresì che nel maxi-girone di Champions 2025-26 Conte ha fallito clamorosamente, nonostante il fatto che, almeno sulla carta, al momento del sorteggio Uefa erano tutti molto ottimisti rispetto al superamento della cosiddetta ‘fase campionato’. Io, ad esempio, ero convinto che un posto tra le prime 15 potesse essere un risultato alla nostra portata. E invece siamo stati capaci di arrivare trentesimi su 36 club. Incredibile! Ma la realtà è che, per fare strada nelle competizioni continentali, non basta fare il compitino. Bisogna imporre gioco e personalità. Non c’è altra soluzione”.
Nota statistica – Sul totale delle 24 vittorie ottenute dal Napoli di mr Conte nella stagione scudettata 2024-25, ben 13 dei 24 successi sono stati ottenuti con un gol di scarto. Ecco, di seguito, la sequenza: Napoli-Parma 2-1, Empoli-Napoli 0-1, Napoli-Lecce 1-0, Napoli-Roma 1-0, Torino-Napoli 0-1, Genoa-Napoli 1-2, Napoli-Venezia 1-0, Atalanta-Napoli 2-3, Napoli-Juventus 2-1, Napoli-Fiorentina 2-1, Napoli-Milan 2-1, Monza-Napoli 0-1. Lecce-Napoli 0-1.
Paola Morra Maradona
(vedova Hugo “El turco”)
“Certamente dobbiamo dare meriti a Conte per gli importanti traguardi che ha raggiunto. All’inizio del suo periodo napoletano, il mister, in quanto juventino, non mi era molto simpatico, però ci ha regalato delle grandi soddisfazioni sportive. Sinceramente, non ho capito il vero motivo per il quale se ne è andato da Napoli, dopo esser stato osannato dal popolo nel maggio 2025. In ogni caso, poiché ognuno ha il diritto di fare le proprie scelte, accettiamo comunque la sua decisione, maturata al termine di un campionato 2025-26 che, secondo me, il Napoli avrebbe potuto vincere, se non si fossero verificati così tanti infortuni. Per quanto riguarda, infine, le 2 qualificazioni in Champions, a mio modesto avviso c’è un problema, perché l’attuale Rosa non è in grado di affrontare il torneo più importante d’Europa con la prospettiva di arrivare a piazzamenti tipo quarti di finale, semifinale o finale. Certo, nel calcio può succedere di tutto, però, secondo me, il presidente De Laurentiis farebbe bene a fare degli acquisti mirati a rinforzare la squadra, in modo tale che poi il club possa competere meglio in Uefa Champions League”.
Gaetano Rana
(tifoso napoletano e capo del servizio d’ordine presso stadio Signal Iduna Park Dortmund)
“Dopo aver vinto il quarto scudetto, mr Conte è stato abile a portare in bacheca un altro titolo, la supercoppa nazionale, e a conquistare il 2° posto nel campionato 2025-26: due traguardi non certamente facili da raggiungere, data la concorrenza che c’è in Italia: Inter in primis, ma non dimentichiamo anche Juve e Milan, che in alcuni momenti della competizione conclusa nel maggio 2026 sembravano pronte a mettere le mani su 2 dei 4 posti per la qualificazione alla Champions 2026-27 e che, invece, nelle ultime giornate sono crollate clamorosamente, scivolando addirittura in fascia Uefa Europa League. A proposito di squadre al vertice, però, tengo a fare un parallelo. Sul Napoli del 1° anno di Conte (che non giocava nelle competizioni Uefa), tutti, in radio, in tv e sui giornali, ricordavano puntualmente che quel gruppo stava affrontando una stagione con minore stress agonistico e psicologico rispetto ad altre compagini, vedi Inter, Juve, ecc. E quasi pretendevano che, dopo un 10° posto, la squadra si piazzasse tra le prime 4, altrimenti si sarebbe parlato di fallimento. In relazione al tonfo del Milan 2025-26, invece, tutti zitti, dopo che per oltre 6 mesi siamo stati bombardati sul concetto di una corsa scudetto Milan-Inter, anche perché la formazione di mr Allegri poteva contare su un calendario più agevole dei cugini neroazzurri nel finale di stagione, in quanto non aveva impegni in Uefa. E invece le cose sono andate diversamente. L’Inter, a differenza dell’annata precedente, in Champions è andata ko anzitempo, in quanto eliminata e umiliata dai norvegesi del Bodo Glimt nei playoff dei sedicesimi di finale, mentre nel campionato di Serie A 2025-26 è stata capace di trionfare con ben 3 giornate di anticipo, davanti a Napoli, Roma e Como.
Poi, per quanto riguarda le aspettative sul futuro del Napoli, spero innanzitutto che la squadra resti molto competitiva e sia sempre presente in Champions, a mio avviso la competizione calcistica più importante al Mondo. Per quanto concerne, invece, la Serie A, l’importante sarà mantenere costantemente una posizione di vertice, perché, avendo sempre una Rosa da alta classifica, potrebbe capitare l’annata buona e, quindi, si potrebbe vincere anche lo scudetto, un titolo che in Italia è sempre ambitissimo da tutti. In tal senso, prendo a prestito le parole di mr Conte: dobbiamo stare sempre lì, in alto, per cercare di dare fastidio alle solite note”.
Gianfilippo Riontino
(ingegnere, archivista di fama mondiale e fondatore del progetto di cultura sportiva “Studio Azteca”)
“Come valutare il biennio di Conte…Beh, Antonio passa 2 anni a Napoli e gioca 6 competizioni: 2 campionati di Serie A, 2 coppe Italia, 1 Champions e 1 supercoppa nazionale. Raccoglie 2 trofei su 6, realizzando il 33% di successi. Il suo ciclo è molto simile a quello di Albertino Bigon, che allena il Napoli nelle stagioni 1989-90 e 1990-91, con l’unica differenza che Bigon disputa 7 competizioni anziché 6, perché partecipa 2 volte alla Serie A, 2 alla coppa Italia, 2 volte alle coppe europee (nel primo anno la Uefa e nel 2° la coppa dei Campioni) e a 1 supercoppa italiana. Anche lui vince lo scudetto al 1° anno e la supercoppa nazionale nella 2^ stagione. Si tratta, però, di 2 cicli strutturalmente molto differenti, perché Bigon raccoglie una squadra già costruita per vincere, già su un’onda di alto livello e di successi, dato che fa seguito al ciclo di mr Ottavio Bianchi. Vince con bravura, sapienza e anche un pizzico di fortuna lo scudetto nel campionato 1989-90, ma nella stagione 1990-91, dopo aver raccolto subito una supercoppa, la squadra gli implode, perdendo la sua guida, il suo faro assoluto, Diego Armando Maradona, travolto da problemi personali che lo porteranno alla squalifica nel marzo ‘91. In quella stagione, si ha la chiara percezione che il Napoli stia intraprendendo una china discendente da cui risalirà, nel concreto, solo tanti anni dopo con l’avvento di Aurelio De Laurentiis alla presidenza del club.
L’iniziale declino, però, balza agli occhi in maniera evidente soprattutto per i significativi cambiamenti strutturali in atto nel calcio italiano. Dall’anno successivo, infatti, il Milan inizierà ad avere 2 Rose e comincerà a far uso del cosiddetto turnover. La Juventus si adeguerà a questa nuova dimensione e gli anni Novanta saranno quasi del tutto appannaggio di queste due società.
Conte, invece, a differenza di Bigon, raccoglie sì una squadra ben costruita e anche vincente, ma anche con qualche problema, perché, dopo lo scudetto conquistato nel 2023 sotto la guida di Spalletti, ma l’anno successivo il gruppo si disintegra completamente con mr Garcia prima e anche con i successivi cambi in panchina (Walter Mazzarri e Francesco Calzona, N.d.R.). La squadra, in concreto, perde grinta e fiducia in sé stessa …e sembra intraprendere, come nel caso di Bigon, una china discendente. Ma, proprio nel momento più complicato, grazie al lavoro del presidente De Laurentiis, arriva Conte. E in tale fase, secondo me, Antonio ha un merito incredibile, perché rivolta la squadra come un calzino soprattutto a livello psicologico, in quanto elimina vittimismi e polemiche da un ambiente poco assuefatto a mantenere una costanza lunga sulle vittorie, lo ricompatta e, pur perdendo a gennaio 2025, nella sessione di calciomercato invernale, il georgiano Kvaratskhelia, il suo pezzo migliore, compie un altro capolavoro, perché, pur orfana del suo faro assoluto, la sua squadra continua a macinare risultati e riesce addirittura a vincere, per la prima volta nella sua storia, il 2° campionato in tre anni. E, signori miei, due scudetti in tre stagioni significano tantissimo. Mr Conte dà, quindi, l’idea, a differenza di quanto fece Bigon, che, al di là della parentesi 2023-24, quella squadra è destinata a durare. E la stessa scelta di quest’anno, relativa all’ingaggio del nuovo mister, Massimiliano Allegri, è consequenziale a un determinato percorso recente. Max, dopo Spalletti e Conte, è il terzo tecnico che arriva sulla panchina azzurra sapendo cosa significa lavorare per vincere. E l’avere l’abitudine ai successi è una buonissima cosa. Paradossalmente, al termine del suo biennio partenopeo, Conte lascia meno distruzione di quella che, di solito, lascia quando va via da un club, perché attualmente la squadra è compatta, ha ancora dei valori qualitativi forti ed è destinata a durare ad alto livello ancora per parecchi anni. Prima di concludere, un’ultima nota. Antonio nel 2° campionato fa il massimo, ma l’Inter vince perché è di una qualità superiore. Forse, l’unica pecca che ha è l’aver bucato clamorosamente in Champions League, ma quella non è la sua competizione. Lì è più una questione personale che di squadra, nel senso che Antonio fa quel che può, ma non è assuefatto ai tornei europei. È più uomo da campionato nazionale, ovunque sia. Infatti, ha vinto con squadre diverse (Juve, Chelsea, Inter e Napoli) e in nazioni diverse (Italia e Inghilterra). Quindi, il periodo Conte, secondo me, è importantissimo, perché è un biennio conservativo rispetto agli anni di Spalletti. Mi spiego meglio. Luciano costruisce, sì, ma nel senso che va a completa il lavoro fatto da altri conferendo all’opera complessiva quel quid di maturità che porta il Napoli (e la città di Napoli) ad avere la consapevolezza che si può tornare a vincere uno scudetto anche senza Maradona. E mr Conte non fa altro che preservare questo concetto. E quindi, a mio avviso, il suo apporto è ugualmente importante”.
Gino Rivieccio
(artista, regista cinematografico e tifoso azzurro “doc”)
“Il biennio 2024-2026 ha confermato che il Napoli occupa di diritto un posto in prima fila nel calcio internazionale. E questo è un aspetto che va sottolineato. E poi ha confermato che Conte è sicuramente un grande allenatore, un vincente. Sia pur con molte esigenze, sia pur con difficoltà caratteriali, il mister è riuscito a trasformare la squadra dopo un’annata disastrosa e farla ritornare allo scudetto. E questa è una cosa che riesce solo ai grandi come Antonio Conte”.
Paolo Specchia
(allenatore in ambito professionistico)
“A mio avviso, Conte è uno dei più vincenti in assoluto, però in Italia ci sono anche altri più bravi di lui. Sicuramente sono meno ossessivi di Antonio sul lavoro e si fanno amare di più dai giocatori, pur ottenendo risultati importanti. Secondo me, che faccio questo bellissimo lavoro da quasi 50 anni, lui è il classico mister che deve arrivare in un club e stare lì al massimo 1 anno, perché col suo metodo, che lo porta a forzare tanto i carichi di lavoro, può innescare problemi nel lungo termine. Va detto, però, che al suo primo anno a Napoli è stato assolutamente determinante per la conquista del 4° scudetto partenopeo. Nella seconda stagione, per come era messa la squadra, è stata un’impresa la vittoria in supercoppa nazionale in Arabia Saudita. Nella storia del Napoli, il metodo-Conte mi fa volare con i ricordi a uno che era quasi all’opposto nel modo di concepire il ruolo. E mi riferisco al compianto mr Bruno Pesaola, che, oltre a vincere, in carriera, uno scudetto con la Fiorentina, ha firmato proprio col Napoli, tra l’inizio degli anni Sessanta e metà anni Settanta, 3 trofei e 2 promozioni dalla Serie B alla ‘A’. Io, che sono stato viceallenatore al Napoli nella stagione di Serie A 1982-83, prima con Giacomini e poi col Petisso, ho conosciuto da vicino la buonanima di Bruno. Lui era un gran personaggio: molto empatico con giocatori e cronisti …però si occupava poco di tattica, al punto che al centro sportivo di Soccavo, di tanto in tanto, girava una battuta che strappava risate a tutti i presenti: ‘Anche oggi Pesaola sta allenando …i giornalisti’. Quell’anno, in realtà, ci salvammo a stento, dopo un disastroso inizio di stagione che in autunno determinò, appunto, la staffetta in panchina Giacomini-Pesaola”.
Maurizio Vitiello
(sociologo e critico d’arte)
“Antonio Conte, allenatore a Napoli nel biennio 2024-26, ha ottenuto con la squadra partenopea il suo quinto scudetto personale, divenendo il primo tecnico nella storia della Serie A ad avere vinto il campionato con tre squadre differenti (al netto dei 2 Tricolori conquistati da Fabio Capello alla guida della Juventus, ma non convalidati a seguito dell’inchiesta Calciopoli 2006, N.d.R). Al titolo messo in bacheca nel massimo campionato, durante l’esperienza partenopea mr Conte ha aggiunto anche una supercoppa italiana, sempre nell’anno solare 2025. Era dai tempi del biennio di Rafa Benitez che il Napoli non vinceva 2 titoli nello stesso anno solare. All’epoca, nel 2014, furono coppa Italia e supercoppa nazionale. E così oggi il Napoli, nel suo palmares, annovera quattro scudetti. Il primo fu sollevato nella stagione 1986-1987; il secondo nell’annata agonistica 1989-1990. Il terzo è arrivato nella stagione dominata con Luciano Spalletti in panchina, nel 2022-2023. E in quel campionato gli azzurri infatti sorpreso tutti, eguagliando l’impresa del 1990, dopo trentatré anni di un’attesa. Un’emozione senza eguali per la città campana, specialmente dopo un’astinenza così lunga. E poi, grazie al lavoro di mr Conte – arrivato a Napoli dopo un campionato 2023-24 disastroso, ‘certificato’ da un fallimentare decimo posto in classifica – il Napoli ha avuto la capacità di tornare nuovamente in cima alla Serie A, al termine di un emozionante duello con l’Inter durato tutta la stagione. La stagione 2024/25 sarà ricordata, quindi, da tutti i tifosi azzurri come quella del quarto scudetto, più combattuto rispetto al precedente e, probabilmente, anche per quello ancora più sentito e culminato con una spettacolare festa sul lungomare, a cui parteciparono in maniera estremamente civile oltre 400mila persone.
Ma il Napoli non è solo scudetti: andiamo a ripassare tutte le conquiste nella storia del club azzurro. Il trofeo con cui la squadra partenopea ha trovato più familiarità, nel corso dei suoi primi 100 anni, è la coppa Italia, sollevata ben 6 volte: l’ultima nel 2020. E in bacheca fa bella mostra anche la Coppa Uefa del 1989.
Tornando, però, al biennio Conte, va evidenziato che il mister ha superato momenti ostici, infortuni di giocatori importanti, avversità arbitrali, evidenziando un’invidiabile forza morale e una coriacea resilienza. E, tra l’altro, il pubblico napoletano ha creduto sin da subito in lui e nei suoi trascorsi da vincente ma, contemporaneamente anche nella capacità organizzativa di ADL, oggi presidente amato e stimato, anche a livello internazionale. Durante il biennio 2024-26, la caratura di Antonio Conte si è incontrata, dunque, con il carattere forte, risoluto e sagace di Aurelio De Laurentiis, che oggi, ancor più di ieri, crede nel “suo” Napoli. E poi va anche evidenziato che, grazie a un 1° e un 2° posto (sequenza in Serie A uguale a quella di mr Bianchi nelle stagioni 1986-87 e 1987-88, N.d.R), Antonio Conte ha portato il Napoli in Uefa Champions League per due volte consecutive e per i tifosi napoletani è sempre un vanto partecipare e confrontarsi con i top club europei nella massima competizione continentale. Nel contempo, c’è anche un altro aspetto da evidenziare. Uno scudetto conquistato dal Napoli è sempre una “revanche” sui grandi club del centro-nord. E tutto questo messo insieme contribuisce a risollevare l’antico spirito “napolitano”, quello di Capitale, un tema che meriterebbe decisamente più attenzione in ambito istituzionale.
In conclusione, Antonio Conte ha compreso i problemi della squadra e con alchimie giuste ha dosato le forze residue. E, nel contempo, i giocatori hanno deciso di sorreggere sul campo i suoi sforzi organizzativi. Il Napoli ha trovato, quindi, in lui un’ancora di qualità decisionale. Ciò a testimonianza che solo il duro lavoro premia. E Antonio Conte ha risposto, concretamente, alla tifoseria, alla città”.
Renato Votta
(giornalista e autore)
“Il biennio di Antonio Conte sulla panchina del Napoli ha rappresentato, prima di tutto, una lezione di cultura del lavoro. Sacrificio, abnegazione, disciplina e ricerca ossessiva del risultato sono stati i pilastri su cui ha costruito la sua squadra. Paradossalmente, proprio questi valori sono quanto di più distante dal luogo comune con cui, per anni, una parte della tifoseria napoletana ha guardato alla Juventus, associandola ai favoritismi più che ai meriti. Conte ha dimostrato che il successo non nasce da scorciatoie o privilegi, ma da un’organizzazione rigorosa, dall’impegno quotidiano e dalla capacità di pretendere il massimo da sé stessi. Ha lasciato anche un’altra lezione, spesso dimenticata nel calcio italiano: la contrapposizione tra vittoria e bel gioco è, nella maggior parte dei casi, artificiale. La storia secondo Don Antonio ricorda chi vince, non chi perde giocando meglio. Il bel gioco è un valore quando porta ai risultati; se diventa un fine in sé, rischia di trasformarsi in un alibi o in una forma affascinante ma inutile di narcisismo. Molti hanno attaccato Conte definendo addirittura disastroso il suo biennio. Spero proprio che non dovremo invece rimpiangerlo a lungo…”.
Sportflash24, rubrica settimanale “Campo Centrale 27 luglio – 3 agosto 2026″, a cura di Luigi Gallucci
Prossimamente, su “Campo Centrale”, un nuovo approfondimento sul biennio napoletano di mr Antonio Conte.
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FOCUS 20-27 luglio 2026 / I 14 ALLENATORI VINCENTI NELLA STORIA DEL CALCIO NAPOLI https://www.sportflash24.it/calcio-napoli-i-14-allenatori-vincenti-268898






























