116° anniversario Vicenza Calcio: nel momento difficile

19 marzo 2018: un momento della serata speciale al Palasport di via Goldoni. Da sinistra: Sara Pinna (presentatrice TVA), Nevio Scala (allenatore ed ex calciatore), Achille Variati (sindaco di Vicenza), Paolo Rossi (opinionista ed ex calciatore), Roberto Baggio (ex calciatore), Sergio Vignoni (curatore ‘Almanacco biancorosso 1902-2018′), Francesco Guidolin (allenatore ed ex calciatore), Pieraldo Dalle Carbonare (ex presidente Vicenza Calcio anni ’90) e Giovanni Grazioli (direttore generale Associazione Italiana Calciatori e moderatore). Foto Luigi Gallucci – Sportflash24.it

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1902-2018: i primi 116 anni della ‘Nobile provinciale’. Paolo Rossi,

Roberto Baggio, Francesco Guidolin e Nevio Scala lunedì 19 marzo 

al Palasport di via Goldoni per sfogliare il grande album 

dei ricordi Biancorossi, poche ore prima della quantificazione 

dell’attuale debito del club di via Schio, 

stimato martedì 20 dal Tribunale in circa 11 milioni di euro. 

L’obiettivo comune è quello di scongiurare 

una ripartenza dal campionato Dilettanti

Una dichiarazione d’amore per una maglia, quella biancorossa del ‘Lane’, che si rinnova in modo straordinario durante una serata di festa magistralmente portata a compimento  proprio nelle ore dell’attesa, quelle che precedono un’udienza del tribunale locale, destinata a stimare il debito attuale del Vicenza Calcio a circa 11 milioni di euro.
Il contrasto tra le due vicende, che innescano sentimenti diametralmente opposti, si materializza in tutta la sua essenza tra le ore 20.30 di lunedì 19 e le h 15 di martedì 20 marzo.

Un bagno di folla per alcuni illustri ‘Biancorossi-dentro’

Si parte dal gran galà, quello organizzato dall’Associazione Italiana Calciatori e da TvA, emittente che ne cura, per circa 2 ore, la diretta televisiva integrale. Al palazzetto dello sport di via Goldoni 30 si danno appuntamento, infatti, migliaia di tifosi, addetti ai lavori, autorità locali e, soprattutto, alcuni grandi nomi del passato recente di questa società che, va ricordato, viene promossa nella Serie A con ‘format’ a girone unico per la prima volta nel 1942 e, al suo esordio, è  artefice di una salvezza all’ultima giornata, grazie ad una decisiva e memorabile vittoria per 6-2 a Torino contro la Juventus, partita datata 25 aprile 1943.

In un palazzetto gremito, a tessere i fili del racconto di questa sorta di ‘romanzo biancorosso  senza fine’ (che inizia il 9 marzo 1902 nella palestra comunale Santa Caterina grazie alla volontà del preside di liceo Tito Buy e sotto il nome di “Associazione del Calcio in Vicenza”) sono Sara Pinna, presentatrice di Tva, e Giovanni Grazioli, direttore generale dell’AIC.  “A Vicenza – esordisce Grazioli – respiriamo calcio da oltre 100 anni. E due dei 4 calciatori italiani premiati col pallone d’oro, il massimo riconoscimento internazionale per la categoria, hanno mosso i primi passi in maglia biancorossa e stasera sono qui con noi: Paolo Rossi e Roberto Baggio. Gli altri due, ad onor di cronaca, sono Gianni Rivera e Fabio Cannavaro”.  Dalla platea parte il lungo applauso che accompagna sul palco i due indimenticati campioni e, subito dopo gli abbracci e le strette di mano con altri due ex, anch’essi presenti (Francesco Guidolin e Nevio Scala), ecco che si materializza il 1°, emozionante momento che testimonia ‘116 anni biancorossi’: la presentazione del volume curato in modo enciclopedico dall’ex dirigente Sergio Vignoni (in collaborazione con il ricercatore Stefano Dal Maso e con lo stesso Grazioli) e denominato “Almanacco illustrato del Vicenza Calcio 1902-2018”. ‘Pablito’ e ‘Divin codino’, insieme a oltre 1000 persone che in più di un secolo hanno fatto parte a pieno titolo della storia del club, sono infatti tra i protagonisti di un testo che nelle prossime settimane potrà essere acquistato attraverso la rete dei Vicenza Club sparsi sul territorio.

La pubblicazione inedita e i ricordi di un passato glorioso

All’apparenza sembra una sorta di mega-album delle figurine Panini. Al suo interno, però, ci sono anche le schede di tutti coloro i quali, dal 1902 ad oggi, hanno portato avanti i valori del Vicenza Calcio, a cominciare da Piero Spinato, eroe biancorosso nel ventennio 1920-1930 prima come calciatore (col record ancora oggi imbattuto di 121 reti in 197 partite) e successivamente come allenatore. E poi la figura di Romeo Menti, che esordisce in biancorosso l’8 settembre 1935 nell’amichevole Vicenza-Saroksar organizzata per inaugurare lo stadio di via Schio, all’epoca denominato Littorio; una struttura che gli viene intitolata 14 anni dopo, subito dopo la tragedia aerea di Superga del 1949, che lo vede coinvolto insieme ai suoi compagni di squadra del Grande Torino. Nell’immediato dopoguerra i biancorossi, però, viaggiano con alterne fortune tra Serie A e Serie B fino quando, nel 1953, lo sponsor del maglificio Lanerossi non abbraccia in toto il progetto calcio del Vicenza e dello stadio Menti, dando avvio ad una valorizzazione di giovani destinata a diventare celebre e ad inaugurare un ventennio ininterrotto in Serie A (1955-1975). I ragazzi terribili del Vicenza nel  1954 e nel 1955 rispondono, tra gli altri, ai nomi di Azeglio Vicini (scomparso di recente), Sergio Campana (futuro fondatore e presidente nazionale dell’Assocalciatori) e Luigi Menti (nipote di Romeo e detentore del record di 308 presenze in Serie A con i biancorossi). Proprio in quel periodo, infatti, i vicentini piazzano 2 vittorie al torneo giovanile di Viareggio e riportano il club nel massimo campionato.

Azeglio Vicini e Vicenza: subito amore vero …

Per un ricordo inedito di Vicini, Argento con i suoi ragazzi ai campionati europei Under 21 e Bronzo ai Mondiali 1990 con la nazionale maggiore, Sara Pinna e Gianni Grazioli cedono per qualche minuto il microfono a Ines, vicentina doc e da poche settimane vedova di un vero signore del calcio italiano.  “Io e Azeglio – spiega la signora Ines – ci siamo conosciuti giovanissimi, quando io andavo a scuola e lui al campo di allenamento.  Lui amava moltissimo Vicenza. Abbiamo girato un po’ l’Italia e ricordo che, quando andò alla Sampdoria (nel 1956, ndr), disse che si era portato via un pezzo di questa città, che poi ero io…”.

Le panchine ‘targate’ Lerici-Scopigno: una staffetta che produce primati e appellativi…

In quel ventennio, però, anche altri nomi sono destinati a fare la storia. Tra questi Giulio Savoini (record di presenze complessive col ‘Lane’, 317 dal 1953 al 1966), Mario David (1° calciatore biancorosso convocato in Nazionale nel marzo 1958 e, tra l’altro, vincitore dei 2 ‘tornei Viareggio’ con Vicini e compagni), Roberto Lerici (allenatore dal 1957 al 1962 e vincitore del ‘Seminatore d’oro nel 1961), Manlio Scopigno (Mister biancorosso in due periodi, il 1° nell’era post-Lerici fino al 1965 e, successivamente, dal 1974 al 1976, non prima di aver conquistato uno storico scudetto col Cagliari nel 1970) e il bomber Luis Vinicio, detto ‘O Lione’, capace di vincere la classifica dei cannonieri nella stagione 1965-66 con 25 reti e presente, a suo modo, al galà dell’altra sera attraverso un videomessaggio inviato dalla sua residenza di Napoli.  Queste le sentitissime parole dell’ultraottantenne ex cannoniere ed ex allenatore di Serie A, brasiliano di origine e italiano d’adozione: “Al Vicenza Calcio giungano i miei migliori auguri per i 116 anni della  società”. Il lungo applauso che segue ci porta a ricordare che, proprio in quel periodo, per il Vicenza, grazie ai due sesti posti ottenuti nelle stagioni 1963-1964 e 1965-1966, viene affiancato dalla critica l’appellativo di ‘Nobile provinciale’.

Nevio Scala tra rinnovati sentimenti e rinascita possibile

Il ‘film’ dei biancorossi però continua e, tra i protagonisti presenti sul palco, c’è anche Nevio Scala, il quale, prima di diventare il grande allenatore del cosiddetto ‘Parma dei miracoli degli anni Novanta’, da calciatore trascorre a Vicenza due stagioni fondamentali tra il 1969 e il 1971, durante le quali colleziona 59 presenze e 2 reti prima di proseguire il suo percorso in altre piazze, quali Firenze e Milano.
Reduce, tra l’altro, dalla recente esperienza di presidente onorario di un Parma fallito per debiti qualche anno fa e, quindi, tutto da rifondare e da far ripartire dal campionato Dilettanti, Nevio Scala ha parole di grande ottimismo e incoraggiamento rispetto all’attuale situazione del Vicenza: “Innanzitutto per me è una grande emozione esser qui stasera, in una città in cui ho vissuto due annate da calciatore di Serie A. Io dico che in questo momento non dobbiamo avere paura per il futuro calcistico biancorosso. A Parma , dopo esser ripartiti dalla Serie D, siamo tornati in B in soli 2 anni. E lo abbiamo fatto con la forza dei sentimenti sani che animano questo sport”.
Al palasport di via Goldoni, però,  Sara Pinna e Giovanni Grazioli continuano a sfogliare l’album dei ricordi. E si arriva, così, ad un altro momento emozionante, quello in cui prende la parola il pratese Paolo Rossi,  ormai vicentino d’adozione come molti ex biancorossi, e all’epoca 20enne punta capace di trascinare, con i suoi 21 gol, il ‘Lane’ in massima serie al termine della stagione 1976-1977 dopo un biennio tra i Cadetti e di stupire ancor di più l’anno successivo, allorquando vince, 12 stagioni dopo Vinicio, la classifica dei cannonieri grazie a 24 reti siglate nell’arco di un campionato in cui il Vicenza raggiunge il suo punto massimo in ‘A’, il 2° posto finale dietro la Juve campione.

Paolo Rossi, tra ‘attaccamento alla maglia’ e divertenti aneddoti

Per me – esordisce Pablito – quei 3 anni sono stati un’esperienza straordinaria. E non è nemmeno un caso che Vicenza sia stata chiamata la Nobile provinciale. Vivevamo un calcio fatto di attaccamento alla maglia, un calcio più romantico, più poetico di quello di oggi. Dopo l’esperienza col Lane (con 60 gol in 94 gare, ndr), ho avuto la fortuna di giocare anche in altre società, ma alla fine delle partite, quando tornavo negli spogliatoi, chiedevo sempre ai miei compagni: ‘Cos’ ha fatto il Vicenza?’E’ incredibile quanto questa squadra e questa città stiano nel mio cuore. E, proprio per questo, ho scelto di venire a vivere qui, una volta finita la carriera”. Dopo una prima dichiarazione, in cui si mescolano ricordi ed emozioni indelebili, Pablito si ferma 3 secondi, raccoglie i pensieri e lancia un messaggio a due persone che oggi stanno lassù: “E ora voglio fare un sentito ringraziamento ai compianti Gian Battista Fabbri (il Mister che nel 1976 in Serie B ne individua subito le doti da attaccante e che nel 1978 riceve il Seminatore d’oro, ndr) e Giancarlo Salvi (ligure, suo grande amico e compagno di squadra in biancorosso)”. Dopo, però, Paolo cambia tono e va su temi più salottieri, tirando fuori qualche simpatico aneddoto: “Ricordo che nel 1976, prima di passare al Vicenza (seppur in regime di comproprietà con la Juve, ndr) ero stato alcuni mesi a Como. Lì avevo guadagnato poco più di 2 milioni di lire, frutto di una dura battaglia; una cifra che corrispondeva al costo dell’auto che mi apprestavo ad acquistare, una Autobianchi A 112. A tal proposito, racconto un fatto curioso.  Il giorno della mia prima convocazione col Vicenza, che ricevetti tramite un normalissimo telegramma, in quanto all’epoca non esistevano gli strumenti multimediali di oggi, c’era segnato l’indirizzo ‘via Schio’. E così partii con la mia A112, sbagliando, tra l’altro, anche l’uscita del casello autostradale, e, una volta arrivato a Vicenza, chiedevo in giro di questa ‘via Schio’. Nessuno, però, sapeva darmi indicazioni precise, fino a quando, giunto finalmente a destinazione, scoprii che tale indirizzo corrispondeva allo stadio Menti”.

Archiviato il racconto di Pablito, insignito, com’è noto, del premio Pallone d’oro nel 1982, si passa a Roberto Baggio da Caldogno, vicentino doc e secondo ‘biancorosso-dentro’ capace di vincere, nel 1993, questo importantissimo trofeo istituito dalla rivista francese France Football.
In periodo in cui il Divin Codino gioca con la squadra della sua città è legato alla Serie C (stagioni 1983-1985), successive alle retrocessioni dalla A alla B (anno agonistico 1978-1979) e dalla cadetteria alla terza serie 1980-1981.

Roberto Baggio: le emozioni del ragazzo e le rivelazioni dell’adulto

“Ricordo che ero ragazzino e venivo al campo in bicicletta. Il mio sogno da bambino era quello di entrare, un giorno, al Menti da calciatore. E il poter indossare questa maglia è stata un’emozione indimenticabile. E’ stato un qualcosa di magico giocare nella squadra della mia città. Poi inizialmente, a 15 anni, ho anche avuto la fortuna di allenarmi, durante la settimana, con la 1^ squadra e di andare in Curva la domenica ad incitare i miei compagni”. E’ questa la fase tra il 1980 e il 1982, quando Roby Baggio milita nelle giovanili dei biancorossi.  Il suo esordio in prima squadra avviene, infatti, il 5 giugno 1983 contro il Piacenza. L’ultima partita, quella contro il Rimini, in cui s’ infortuna al legamento crociato, è datata 5 maggio 1985. Nel complesso, 36 presenze, 13 gol e una mira infallibile dal dischetto. In Serie A avrebbe poi messo a segno, dal 1985 in avanti, ben 205 reti e, pur non vincendo mai la classifica dei cannonieri, ad oggi è ancora il 7° bomber per numero di reti complessive della massima serie. L’ex ragazzo di Caldogno, però, nonostante abbia vinto trofei nazionali e internazionali, corredati da un bronzo ai Mondiali di Italia ‘90 e da un argento alla Coppa del Mondo di Usa ‘94, rivela in sala un qualcosa di inedito: “Ho un solo rammarico. Nel 2000, quando era scaduto il mio contratto con l’Inter, avevo il desiderio di chiudere la mia carriera con il Vicenza, ma nessun dirigente dell’epoca ha pensato di contattarmi”. E così ha concluso col Brescia fino al 2004, giocando, tra l’altro, con il grande Pep Guardiola. “Ricordo che lì, per un club non abituato a stare in certe posizioni di classifica, il fatto che nel 2000-2001 raggiungemmo l’8° posto e la qualificazione alla finale Intertoto Uefa contro Il Paris Saint Germain (seppur con eliminazione, ndr) fu un traguardo eccezionale”.  Interpellato, infine, sulle attuali tematiche societarie del Vicenza Calcio, Roby Baggio non si sbilancia: “Non conoscendo la situazione nello specifico – chiosa il Divin Codino -, preferisco non esprimermi. Credo che nella vita sia meglio fare i fatti, piuttosto che palare”.

L’ultimo, grande capitolo biancorosso della serata al Palasport di via Goldoni è, infine, dedicato al quadriennio-Guidolin 1994-1998, quello che vede l’allenatore di Castelfranco Veneto portare la squadra biancorossa dalla B alla A e, poi, alla vittoria in Coppa Italia (stagione 1996-97) e alla successiva semifinale Uefa in Coppa delle Coppe, persa contro il Chelsea di Zola, Vialli e Di Matteo nel doppio confronto.

Francesco Guidolin: le domeniche in Curva, il quadriennio dei miracoli e la rettifica sulla storia

I miei ricordi del Vicenza – racconta Mr Guidolin – affondano le radici a quando avevo 5-6 anni e venivo a vedere le partite al Menti in auto con papà da Castelfranco Veneto, non come Baggio che arrivava in bici. Ho visto giocare Campana, Vinicio e tanti altri. Erano domeniche fantastiche. Poi da allenatore, dopo che avevo appena terminato una breve esperienza con l’Atalanta del presidente Percassi, ho avuto la possibilità di venire qui e di prendere questa panchina in Serie B. L’obiettivo iniziale era quello di salvarci con tranquillità, ma, andando oltre qualsiasi aspettativa, riuscimmo addirittura ad essere promossi in ‘A’ al termine di quella stessa stagione. Ma, per tutti i risultati che abbiamo ottenuto in quegli anni, debbo ringraziare tantissimo i nostri ragazzi, perché  sono stati straordinari nel riuscire ad ascoltarci e a mettere in pratica le nostre idee di calcio. Io all’epoca avevo un collaboratore, Ernesto Galli, che negli anni precedenti era stato anche nel gruppo di lavoro di Arrigo Sacchi al Milan. Lui all’inizio era scettico sulla possibilità di adottare un determinato sistema di gioco anche qui, ma alla fine, pian piano, con il lavoro ce l’abbiamo fatta. E ricordo che quando al Menti giocava il mio Vicenza era difficile per chiunque venire a vincere qui da noi”. Prima di concludere, però,  Guidolin fa una chiosa, che sembra avere il sapore di una rettifica sulla storia: “Quando siamo stati eliminati dal Chelsea, in molti hanno detto che nella partita di ritorno avrei sbagliato la formazione. Non è vero niente. Se, in quella partita ci fosse stato il VAR, ci saremmo qualificati noi per la finale della Coppa delle Coppe…”.

Il ritorno nel cosiddetto limbo e le parole di Nicola Zanini, attuale allenatore in ‘C’

Una volta terminato il ciclo-Guidolin, il Vicenza dal 1999-2000 in avanti ha giocato quasi sempre in Serie B, tranne che nella stagione 2000-2001 (in cui riuscì a portare a termine il suo ultimo campionato in ‘A’) e in quella attualmente in corso, che la vede disputare la Serie C, a seguito della retrocessione registratasi durante la primavera scorsa. E, proprio riallacciando i fili tra un passato glorioso e un presente difficile, i moderatori della serata cedono il microfono, per una breve considerazione, al coraggioso allenatore che attualmente sta guidando con grandissima dignità la squadra in terza serie. Queste le parole di Mr Nicola Zanini: “Posso dire che noi in questa fase non ce la stiamo mettendo tutta, stiamo facendo di più. Oggi salvare il Vicenza è una piccola impresa che può andare di pari passo con quelle dei grandi campioni che hanno indossato questa maglia”.

La dedica al compianto Morosini

Prima di far calare il sipario su questa serata dalle grandi emozioni c’è, però, lo spazio per un messaggio speciale. Vignoni e Grazioli dedicano, infatti, l’ almanacco illustrato ‘ancora fresco di stampa’, come si suol dire, al compianto Pier Mario Morosini, calciatore che ha vestito la maglia del Vicenza dal 2007 al 2009 e che, com’è noto agli appassionati di calcio, è deceduto all’ospedale di Pescara alle h 16.45 del 14 aprile 2012 dopo aver accusato in campo, durante la gara di Serie B Pescara-Livorno,  una grave insufficienza cardiaca. Tra l’altro, proprio a Pier Mario, a seguito del dramma di cui è stato sfortunato protagonista, il Vicenza Calcio qualche anno fa ha anche intitolato la struttura di allenamento situata ad Isola.

La giornata in Tribunale e le strategie per evitare lo ‘scivolamento’ tra i Dilettanti

Spente le luci al Palasport di via Goldoni, il giorno seguente, dalle 12 alle 15, si accendono quelle del Tribunale di Vicenza. Presso gli uffici giudiziari, infatti, il primo a presentarsi è il curatore fallimentare della società biancorossa, il dottor Nerio De Bortoli, investito di questo ruolo proprio dal massimo presidio cittadino di Giustizia nel gennaio scorso, a seguito delle decisioni contestuali adottate dai giudici vicentini il giorno 15 ed inerenti sia la dichiarazione concernente il “fallimento” del  Vicenza Calcio che la “messa in esercizio provvisorio” dello stesso club fino al termine della stagione agonistica 2017-18. De Bortoli, noto, tra l’altro, per aver già curato nel 2005 il salvataggio economico della squadra di calcio del Venezia, dopo circa due mesi di attento monitoraggio delle varie problematiche afferenti la società biancorossa relaziona, dunque, ai giudici sul cosiddetto ‘stato dell’arte’. Dopo di lui arrivano in Tribunale anche alcuni rappresentanti dell’ambito dei creditori. E così, alla fine di un’intensa sessione di lavoro, emerge che il debito complessivo attualmente sembrerebbe aggirarsi intorno agli 11 milioni di euro, suddiviso tra Agenzia delle Entrate ed enti e soggetti terzi afferenti, a vario titolo, all’ambito calcistico. A questo punto, sotto il profilo burocratico, il prossimo passaggio sarà, con ogni probabilità, quello dell’asta fallimentare, nella speranza che in queste intense settimane di primavera, che precedono la fine della stagione agonistica in corso e il connesso regime di esercizio provvisorio, si presenti, negli uffici preposti e con solide basi progettuali ed economiche, un soggetto giuridico ben individuato e in grado, da un lato, di pagare i creditori e, dall’altro, di far rinascere la nobile tradizione del calcio vicentino, evitando di ripartire dal campionato Dilettanti. Non a caso, proprio in un’ ottica di massima apertura verso tutti coloro che hanno a cuore le sorti dei Biancorossi, lo stesso curatore fallimentare, attraverso una breve nota pubblicata il 15 marzo scorso sul sito ufficiale http://www.vicenzacalcio.com , ha dichiarato: “Informo tutti i tifosi che, nel ruolo di curatore dell’esercizio provvisorio, fin da subito sono disponibile ad incontrare i rappresentanti dei gruppi della tifoseria per raccogliere suggerimenti e consigli nell’esclusivo interesse di Vicenza Calcio Spa”. Nel frattempo, il club di via Schio, sotto la supervisione di De Bortoli, di recente ha anche avviato un ampio programma di iniziative di solidarietà e marketing, nell’ambito del quale rientrano, oltre alla pubblicazione dell’almanacco, l’organizzazione di eventi speciali, l’acquisto del braccialetto del Vicenza e le sottoscrizioni volontarie ad opera dei cittadini. Tale pianificazione fino ad oggi ha consentito, tra l’altro, di introitare una cifra di poco superiore agli 80mila euro.

Speciale a cura di Luigi Gallucci

 Nota flash di aggiornamento 21 luglio 2018: il gruppo ‘OTB spa’ che fa capo all’imprenditore vicentino Renzo Rosso (già patron del club di Serie C Bassano Virtus fino alla stagione 2017-18), al termine di un iter burocratico conclusosi il 29 maggio presso il Tribunale di Vicenza-Sezione Fallimentare, ha rilevato, per la cifra di 1 milione e 100 mila euro, l’azienda sportiva “Vicenza Calcio”, una delle squadre storicamente trainanti per tutto il movimento ‘pallonaro’ riguardante il Triveneto. In conseguenza di tale mossa imprenditoriale, il Bassano Virtus, a seguito di specifica richiesta, il 4 luglio scorso ha ottenuto dalla Federazione Italiana Gioco Calcio l’autorizzazione sia a cambiare il nome del club in “L. R. Vicenza Virtus S.p.A” che a spostare la sede sociale nel capoluogo berico. La squadra L.R. Vicenza Virtus per la stagione 2018-19 giocherà in Coppa Italia e nel campionato professionistico di Serie C.
Alla nuova dirigenza l’augurio di buon lavoro da parte della redazione di Sportflash24.

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