SPECIALE ANTONIO JULIANO (1943-2023)

Speciale Antonio Juliano/ Andrea D'Alterio, presidente

Antonio Juliano (Foto di pubblico dominio. Licenza di utilizzo al seguente link https://it.wikipedia.org/wiki/File:Antonio_Juliano_-_SSC_Napoli_1965-66.jpg)

LA NOTIZIA – Lutto, in questi giorni, nel mondo del calcio italiano. Antonio Juliano, nativo del quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio, muore a Chiaia il 13 dicembre scorso, all’età di 80 anni, al termine di una lunga malattia. Ai suoi funerali, che si svolgono giovedì 14 nella chiesa di San Giuseppe, sono presenti, tra gli altri, i due presidenti azzurri scudettati, Aurelio De Laurentiis (2023) e Corrado Ferlaino (1987-1990), e alcuni suoi compagni di squadra degli anni Sessanta e Settanta: Faustino Cané, Enzo Montefusco, Giuseppe Bruscolotti, Rosario Rivellino e Gianni Improta. In memoria di Antonio Iuliano, le partite del 16° turno del campionato di Serie A 2023-24, in corso in questo fine settimana, vengono precedute da un minuto di raccoglimento al centro del campo da parte di giocatori e ufficiali di gara.

LA CARRIERA – Capitano e regista del Napoli, Juliano gioca col Ciuccio ben 505 partite ufficiali dal 1962 al 1978 e ancora oggi è, insieme a Marek Hamsik (520) e Giuseppe Bruscolotti (511), uno dei tre calciatori ad aver superato le 500 presenze in maglia azzurra. La carriera di Totonno Juliano nel grande calcio inizia nel 1962, quando mr Bruno Pesaola il 31 maggio di quell’anno lo fa esordire, all’età di 19 anni, in occasione della semifinale di Coppa Italia che il Napoli, squadra militante in Serie B, disputa e vince per 2-1 nell’allora stadio San Paolo (oggi Maradona) contro il Mantova, all’epoca club di “A”. Juliano con la formazione partenopea è protagonista sia da calciatore, vincendo 4 trofei (coppe Italia 1962 e 1976, coppa di Lega italo-inglese 1976 e coppa delle Alpi 1966), sia da direttore generale, nell’ambito della presidenza-Ferlaino: periodo in cui mette a segno alcuni importantissimi colpi di mercato, e cioè gli acquisti di Ruud Krol (1980), Salvatore Bagni (1984) e, soprattutto, Diego Armando Maradona (1984).
Da mediano, grazie al suo talento Antonio Juliano viene convocato anche nella nazionale italiana, in cui gioca complessivamente 18 partite, e diventa il primo e unico calciatore ad aver partecipato, da tesserato del Napoli, a 3 campionati del Mondo consecutivi (Inghilterra 1966, Messico 1970 e Germania 1974) e al campionato europeo disputato e vinto proprio in Italia nel 1968.

Andrea Cover

Andrea D’Alterio

IL FOCUS / INTERVISTA IN ESCLUSIVA AL PROFESSOR ANDREA D’ALTERIO, PRESIDENTE DELL’UNICO CLUB NAPOLI INTITOLATO AL CAPITANO

“Senza le capacità del compianto Antonio Juliano, colui che ha messo le prime pietre per costruire un Napoli finalmente vincente, oggi il club azzurro non sarebbe ciò che è. E cioè una società di calcio con 14 titoli nella sua bacheca: 11 titoli nazionali (scudetti 1987, 1990 e 2023; coppe Italia 1962, 1976, 1987, 2012, 2014 e 2020; supercoppe italiane 1990 e 2014) e 3 internazionali (coppa Uefa 1989, coppa di Lega italo-inglese 1976 e coppa delle Alpi 1966)”. Ad affermarlo con convinzione è il professor Andrea D’Alterio, un “anta” giuglianese “patuto azzurro” sin da ragazzino, al punto da detenere… un piccolo record mondiale: dal 1984 al 1988 è stato, infatti, fondatore e presidente dell’unico club Napoli intitolato al compianto Capitano.

Egregio prof, a Giugliano in Campania negli anni Ottanta esistono già dei club azzurri. Perché lei decide di fondarne uno nuovo e intitolarlo al calciatore partenopeo originario di San Giovanni a Teduccio?

“Il fatto è che Juliano ha rappresentato, prima da giocatore e poi da manager azzurro, il simbolo di una Napoli che era convinta di poter vincere superando, con la classe e la preparazione, qualsiasi tipo di ingiustizia sportiva o forma di vittimismo”.

Questo concetto, sul fronte Napoli Calcio, non ci sembra nuovo, in quanto ci riporta con la mente ad alcune dinamiche degli ultimi 19 anni. E cioè all’era De Laurentiis…

“Sicuramente, però sui due c’è da fare una precisazione. Juliano, da dirigente, negli anni Ottanta puntava a costruire una grande squadra mettendo al centro un top player e al suo fianco tanti ottimi calciatori nei vari ruoli. De Laurentiis, invece, nel calcio di questo millennio ha ritenuto di poter costruire, attraverso un certosino lavoro di scouting, una squadra forte e in grado di poter arrivare allo scudetto anche senza comprare un giocatore super affermato. Diciamo che si tratta di due impostazioni entrambe valide. Al momento, però, al modello De Laurentiis, rispetto all’epopea azzurra degli anni Ottanta, manca la vittoria in una grande competizione internazionale: una Champions o una Coppa Uefa Europa League; la qual cosa avrà pure il suo significato…”.

Torniamo al secolo scorso. Che clima si respira tra i tifosi azzurri prima degli scudetti dell’epopea maradoniana?

“Anche nei decenni Sessanta e Settanta il Napoli era un po’ vittima del sistema-calcio italiano. E tantissimi tifosi, nel momento in cui si perdeva, si scagliavano esclusivamente contro i torti arbitrali subiti in determinate partite. Insomma, erano poco obiettivi, perché non mettevano sul piatto della bilancia anche determinati errori tecnici commessi in campo dalla squadra.  Juliano, invece, nel suo credo calcistico, riteneva che, per pensare di poter vincere uno scudetto a Napoli, fosse necessario creare innanzitutto presupposti per una cultura competitiva. Era un modus a mio avviso corretto di affrontare i tornei; un’impostazione che doveva prevedere una sorta di resilienza, termine oggi molto in voga. Secondo lui, attraverso il superamento delle difficoltà basato non sulla “compassione”, sulla “compensazione” o sulla “benevolenza” altrui… ma su un proprio fondamento di crescita oggettiva, si poteva innescare, iniziando dal calcio, un processo di rinascita  dell’ intera città in tutti i campi. Insomma, un concetto forse troppo elevato per taluni, già all’epoca”.

E quindi lei, condividendo con Juliano questo Credo di alta cultura sociale e sportiva, fonda il club che porta il nome del Capitano…

“Sì, eravamo con la sede in via Fratelli Maristi ed avevamo il riconoscimento ufficiale dell’associazione dei Napoli Club presieduta da Crescenzo Chiummariello. Eravamo una cinquantina di fans molto uniti e, quando andavamo allo stadio, sceglievamo la curva B, tanto è vero che in quel periodo entrammo anche in amicizia con il capotifoso Gennaro Montuori detto “Palummella”, il quale a sua volta aveva fondato un proprio sodalizio, il CUCB, e spesso ci chiedeva di aderire al suo ambito; solo che noi, da persone libere, avevamo un unico riferimento: Totonno Juliano. Per noi il Capitano era una sorta di ‘condizione dell’animo’. Forse non tutti riusciranno a capire questo concetto, ma per noi è stato sempre così”.

Juliano tra il 1980 e il 1985, sia pur con uno stacco tra l’82 e l’83, è l’uomo chiave di alcuni grandi colpi di mercato…

“Sì, nel 1980, con la riapertura delle frontiere, da direttore generale del Napoli riesce a portare in azzurro l’olandese Ruud Krol, il più grande libero di quel momento storico. E poi porta sulla panchina il valente mr Rino Marchesi. E la squadra nella stagione 1980-81 arriva terza, lottando per lo scudetto con Juve e Roma fino a poche giornate dal termine. Successivamente, nel 1982, per dissidi con il presidente Ferlaino va via. Nel frattempo, per le sue riconosciute doti da manager riceve una proposta dal presidente giallorosso Dino Viola, che lo vorrebbe come dirigente alla Roma, ma lui, con grandissima coerenza, rifiuta la proposta, spiegando che vuole continuare a fare calcio solo col Napoli. Purtroppo, senza di lui in cabina di regia, la squadra inizia a perdere un po’ di posizioni in classifica, anche se resta stabilmente in Serie A.
Pressato dalle contestazioni dei tifosi e da un movimento di opinione che vede nel giornalista Guido Prestisimone uno dei più grandi sostenitori del rientro di Juliano in azzurro, nel 1983 Ferlaino chiede a Totonno di ritornare a occupare la poltrona di DG. E il rientro è di quelli davvero brillanti, perché, come primo colpo di mercato, nel 1984 riesce a prendere prima l’ottimo centrocampista Salvatore Bagni dall’Inter e poi conduce una straordinaria trattativa col Barcellona per portare in azzurro Diego Maradona, il più grande giocatore di tutti i tempi, per la cifra di 13 miliardi di lire. Purtroppo, però, l’inizio del campionato 1984-85 è abbastanza preoccupante, in quanto manca un libero di qualità e, a quel punto, lui e Marchesi s’inventano, in quel complicato ruolo, Raimondo Marino. Da quel momento inizia una grande rimonta che porta i partenopei a chiudere la stagione con un dignitoso 8° posto. A campionato concluso, Ferlaino contatta il più grande manager italiano mai esistito nella storia del calcio, il vicentino Italo Allodi. La mossa, purtroppo, urta la sensibilità di Juliano, il quale non intende accettare, nemmeno temporaneamente, di dividere, metaforicamente parlando, la scrivania con un altro interlocutore… e a quel punto va via definitivamente. E non basta una faraonica offerta economica dell’ingegner Corrado per farlo rimanere nel progetto Napoli. E così Allodi, trovatosi da solo al comando, chiama con sé, come collaboratore, un giovane e attivissimo Pier Paolo Marino, pianifica l’ingaggio dell’ allenatore Ottavio Bianchi e porta a Napoli altri giocatori di grande qualità, come il portiere neo-scudettato Claudio Garella, il libero Alessandro Renica e l’attaccante Bruno Giordano. Con questi ulteriori tasselli, si costruisce un gruppo che arriva 3° nel 1986. Purtroppo, però, un improvviso ictus colpisce il grande Italo e a quel punto Ferlaino lo sostituisce con Luciano Moggi. E’ quello l’anno in cui, con l’innesto del mediano Nando De Napoli, giunto dall’Avellino grazie all’ottimo rapporto con il suo concittadino Pier Paolo Marino, si forma la squadra destinata a conquistare il 1° scudetto il 10 maggio 1987. Insomma, un tricolore nel quale, dato il peso specifico dei giocatori arrivati tra il 1984 e il 1986, non si può non riconoscere il cruciale ruolo di Antonio Juliano”.

E, quando Totonno va via, voi del club giuglianese che posizione prendete?

“Diciamo che, nonostante un calo della nostra spinta emotiva, l’entusiasmo dovuto alla presenza di Maradona riesce a trascinarci ancora per 2-3 stagioni. Poi, una volta sfumato il bis-scudetto, nel 1988 decidiamo di ritenere chiusa quest’esperienza. Nel frattempo, però, io resto in contatto con Juliano, che ormai mi conosce bene, e riesco a instaurare con lui una corrispondenza, strappandogli la promessa che, se lui fosse ritornato nel Napoli, mi avrebbe chiamato nello staff tecnico del settore giovanile azzurro; un sogno che, purtroppo, non sono riuscito a realizzare”.

Se lei dovesse descrivere il calciatore Juliano alle nuove generazioni, come lo inquadrerebbe?

“Direi che era un destro che aveva un gran senso della posizione a centrocampo. E, grazie a questa qualità, riusciva a intercettare tantissimi palloni. Inoltre, avendo un’ottima tecnica (alla Pirlo, tanto per dare un riferimento immediato), poteva decidere di volta in volta a chi dare la palla. Insomma, era sempre al centro dell’azione. Ed era lui uno dei maggiori interpreti del Napoli di mr Luis Vinicio che arrivò 2° in Serie A nel 1975, una squadra che giocava un calcio spettacolare, all’olandese. In aggiunta a ciò, posso dire che mr Rinus Michels, nientemeno che il vate calcistico dell’Ajax Amsterdam campione d’Europa e del Mondo, nel gennaio 1970, al termine di una gara di Coppa delle Fiere tra i Lancieri e il Napoli, dichiarò che l’unico giocatore che avrebbe preso dalla squadra azzurra era proprio Antonio Juliano. Insomma penso che non ci sia bisogno di aggiungere altro”.

Julianense calcio

Andrea D’Alterio, primo da sinistra, nella foto di gruppo della Julianense, squadra di 3^ categoria che attualmente presiede.

LA SCHEDA -

Andrea D’Alterio, attualmente professore di educazione fisica e presidente della seconda squadra di calcio di Giugliano, la Julianense, che milita in 3^ categoria provinciale, nel decennio a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta si occupa non solo di Napoli Club ma anche di giornalismo, collaborando con i quotidiani “Il Giornale di Napoli” e “la Gazzetta dello Sport”, con il settimanale “Canestro” diretto da Luciano Scateni e con le emittenti televisive private “Rete Sud” e “Teleflegrea”, da cui studi, insieme a Guido Prestisimone, realizza numerose puntate del format “Vai con lo sport”.

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