Sinner, trionfo e record al torneo Atp Indian Wells 2026.

L’italiano Jannik Sinner completa, a 24 anni, un personalissimo “Career Golden Super 9 hard court”. Nella sua bacheca, infatti, ci sono già i 9 trofei individuali più importanti al mondo giocati all’aperto e al coperto sulle superfici dure: Atp Finals, Indian Wells, Miami, Canada Open, Cincinnati, Shanghai, Paris indoor e i due slam tradizionali, Us Open e Australian Open.

Jannik fa la storia

all’Atp Indian Wells 2026

- SEI SUCCESSI PESANTI

Se qualcuno avesse avuto dubbi su Sinner, dopo la sconfitta in semifinale agli Australian Open 2026 contro mr 24 Slam Novak Djokovic e la successiva battuta d’arresto nei Quarti dell’Atp Doha contro il ceco Jakub Mensik, stia sereno. Jannik c’è e da domenica 15 marzo, grazie al trionfo a Indian Wells,  l’unico evento  “Masters 1000″ sul cemento che mancava al suo palmares, ha completato, ad appena 24 anni, la collezione personale di questi 9 trofei specifici, dopo aver sbaragliato il campo, nelle scorse stagioni, all’Atp Miami (2024), al Canada Open (2023), all’Atp Cincinnati (2024), al “Mille” di Shanghai (2024), a quello di “Parigi indoor” (2025), alle Atp Finals (2024 e 2025) e agli Slam Us Open (2024) e Australian Open (2023 e 2024).

In sostanza, ciò che si potrebbe definire un “Career Golden Super9 hard court”, sequenza che, va evidenziato, solo Federer e Djokovic già avevano realizzato in passato, ma in età più avanzata. Jannik, primo vincitore italiano in singolare maschile, ha affiancato, tra l’altro, nell’albo d’oro californiano l’italiana Flavia Pennetta, a sua volta vincente nel 2014 nel torneo femminile. Nella sua marcia trionfale sulla West Coast, Sinner ha centrato, in sequenza, 6 vittorie in 9 giorni. Nei 32esimi di finale ha rifilato un 6-1, 6-1 al ceco Dalibor Svrcina (n° 109 Atp); nei Sedicesimi, un 6-3, 6-2 al talento canadese Denis Shapovalov (ex top 10 e attuale n° 39); negli Ottavi, un 7-6, 7-6 all’emergente brasiliano Joao Fonseca (n° 35); nei Quarti, un 6-1, 6-2 allo statunitense Learner Tien (n° 27); in semifinale, un 6-2, 6-4 al tedesco Alex Zverev (n° 4 Atp) e in finale un 7-6, 7-6 al russo Daniil Medvedev (ex n° 1 Atp e attuale n° 1o).

- CAMPIONE DEL MONDO DI ESSENZIALITA’ NEL TENNIS

Un risultato complessivo estremamente positivo, dunque, per il tennista altoatesino, in grado di sfoderare sul cemento della California una grande efficacia soprattutto su servizio, dritto e rovescio e una lucidità totale nei momenti cruciali. Fondamentalmente, Jannik, avendo lavorato al meglio dopo le sconfitte subite a Melbourne e Doha, è riuscito ad arrivare in piena forma all’evento di Indian Wells. Del resto, un Sinner al top lo si riconosce subito, perché resta quello che riesce a dare il 100% quando l’asticella si alza. E queste cose qui le fanno, in modo standard e non episodico, i cosiddetti “fuoriclasse”. In 9 giorni, dall’8 al 15 marzo, un totale di 12 set a zero vinti, dato nell’ambito del quale brillano particolarmente i 4 tiebreak conquistati complessivamente contro Joao e Daniil, i giocatori maggiormente in grado di reggere la sua velocità di palla fino a quando non si arrivava a quei punti che in ogni game pesavano più di altri. Ed è lì che si è materializzata anche a Indian Wells la miglior versione di Jannik, capace di risolvere le “spinose pratiche” con colpi dalla “baseline” tornati su livelli straordinari, ai limiti della perfezione.

- L’O(R)SO DURO, IL TORERO MOLLE

A parte il trionfo di Sinner, il “Masters Mille” di Indian Wells ha indicato che Daniil Medvedev è tornato a un notevole spessore di essenzialità nel tennis, quella composita caratteristica che nel febbraio 2022 lo ha portato al n° 1 della classifica mondiale e che in questo 2026 potrebbe consentirgli di restare un o(r)so duro per tutti. Potenzialmente, col suo gioco migliore Medvedev vale ancora una delle prime 4 posizioni del ranking di singolare. Nota finale su Carlos Alcaraz. La prestazione californiana del n° 1 del mondo, in un gioco che da almeno 5o anni ha abbandonato la dimensione di Giuoco, di ludus, ha dimostrato, qualora ce ne fosse stato bisogno, che nemmeno il murciano è un “torero imbattibile” e che, poiché ogni “corrida” fa storia a sé, anche Carlitos può incappare (vedi semifinale contro Daniil) in una giornata nella quale un ottimo avversario lo può “incornare” senza problemi.

È il tennis di oggi, signori. E come ieri, anzi forse più di ieri, la presunta superiorità su un qualsiasi avversario è elemento più teorico che pratico, destinato a fare ogni giorno conti sempre più complicati all’esame del campo, giudice supremo e “Signor NO” in tutte quelle dinamiche “on court” nelle quali, pur di provare a evitare la sconfitta, il giocatore in difficoltà si rifugia quando è a corto di adeguate risorse fisiche, prima che tecniche.

Luigi Gallucci

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