meazza notteC’ERA UNA VOLTA IL TIKI TAKA… – Aria da fine impero. Era quello che si respirava intorno alla Spagna già dopo la disfatta con l’Olanda, un flop di proporzioni cosmiche per una Nazionale che, negli ultimi anni, l’aveva fatta da padrone, con la conquista di due titoli europei consecutivi (2008 e 2012), sugellati dal trionfo nel campionato del mondo del 2010. Ma tutti i cicli finiscono. E questo Mondiale in terra brasiliana ha fatto capire come si sia esaurito anche quello delle Furie Rosse; perché, dopo la “manita” subita da un’ Olanda travolgente, anche il Cile è riuscito a superare la Nazionale di Del Bosque. La pratica è stata chiusa già nella prima frazione con i gol di Vargas e Aranguiz. Incredibile come la Roja si sia fatta infilzare con una tale semplicità. Quella retroguardia inespugnabile è diventata, d’un tratto, friabile e permeabile ad ogni assalto. È mortificante tornarsene a casa avendo già subito sette reti in due partite e, peraltro, segnandone solo uno (e su calcio di rigore). Naturalmente, in queste ore la domanda più ricorrente tra gli appassionati di calcio è la seguente: che fine ha fatto quella squadra capace di incantare con il “tiki taka” veloce e di trovare la via della rete in ogni modo e in ogni momento? In queste due apparizioni non s’è vista proprio. Diciamo che se il Brasile, finora, non ha furoreggiato, la Spagna è stata catastrofica. Sì, davvero catastrofica. Ci si aspettava una reazione veemente dopo il fragoroso tonfo contro gli Orange. E invece la gara contro il Cile ne ha certificato la parabola discendente. C’era, però, chi si aspettava una Spagna non trascendentale come negli ultimi anni. Com’ è noto, ripetere dei capolavori (a qualsiasi livello) è sempre difficile; ma il fatto che le Furie Rosse potessero essere ‘matate’ così, quasi senza orgoglio, ha destato una certa sorpresa. Chi si aspettava che quella Spagna… che inceneriva le avversarie quasi ridicolizzandole… si potesse rivelare impotente, imbarazzante e anche imborghesita? Sì, perché quello di imborghesirsi è il rischio che si corre quando si strappano troppe lodi, troppi peana. E quindi la Roja ha finito con il sentirsi davvero superiore agli altri, per poi scoprire di non avere più fame; perché è emerso anche questo. Nella fattispecie, Olanda e Cile hanno dimostrato di essere più affamate rispetto agli iberici – probabilmente e inconsciamente – sazi dei successi ottenuti. Altrimenti non si spiega il crollo di una Nazionale che può permettersi il lusso di lasciare in panchina gente come Reina, Pique, Albiol, Xavi, Fabregas, Mata, Villa, Torres e altri campioni, per non parlare di quelli che non hanno preso parte alla spedizione nonostante una stagione superlativa: Borja Valero e Callejon, giusto per fare due nomi non proprio a caso…

Ad ogni buon conto, tirando un po’ le somme delle prime 7 giornate di Mondiale, possiamo quindi dire che questa competizione iridata ha fatto registrare alcuni risultati clamorosi (vedi anche il tonfo dell’Uruguay contro Costa Rica e i sorprendenti pari di Brasile e Russia, rispettivamente contro Messico e Corea del Sud). E’ un po’ come se le alcune “big” avessero perso smalto e vigore al cospetto dell’intraprendenza di avversarie – solo apparentemente – meno attrezzate. Ma la differenza è che, Spagna a parte, anche chi non ha brillato è ancora in gioco, almeno per ora.

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Mondiali Brasile 2014 Spagna, fine di un ciclo

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