
L’analista di tennis Luca Baldissera intervistato dal network ufficiale Radio Wimbledon alla vigilia della finale Sinner-Zverev (Fonte foto: credits https://www.facebook.com/luca.baldissera.77)
LA SCHEDA /
Luca Baldissera, 56 anni, friulano, maestro di tennis nella sua regione, nonché analista “globtrotter” sul circuito professionistico mondiale, coach onorario Atp Tour e opinionista per più testate giornalistiche (Ubitennis, Radio Rai e Radio Bruno), da poche ore è rientrato dalla trasferta di 2 settimane per lo Slam di Wimbledon e prossimamente ripartirà per il Canada, dove seguirà, dal 2 al 13 agosto, il Masters 1000 di Montreal. Con lui, per il 1° spazio web della nostra nuova rubrica settimanale “Campo Centrale”, un focus su passato, presente e prospettive future di questa antica disciplina sportiva.
L’INTERVISTA /
Luca Baldissera, bentornato in Italia. Che Wimbledon è stato, dal punto di vista della qualità del gioco, tra ambito maschile e femminile?
“Di questo argomento parlavamo in sala stampa proprio a fine torneo. L’orientamento generale oscillava tra il ‘più che sufficiente’ e il ‘buono’. Un po’ di roba veramente bella si è vista. E mi riferisco ai 5 set tra Berrettini e Dimitrov, così come a un tiratissimo quarto di finale Aliassime-Djokovic. La stessa finale Sinner-Zverev, per i primi 2 set, è stata di altissimo livello, dopodiché il tedesco è un po’ calato, mentre Jannik ha mantenuto grande intensità. Ottimo anche il livello di tennis espresso tra le ragazze, in particolare durante la semifinale Gauff-Muchova, mentre memorabile ed emozionante, soprattutto per il ‘sali-scendi’ del punteggio, è stata la finale Noskova-Muchova. Una boutade pubblicitaria, invece, per molti di noi è stato questo rientro di Serena Williams. Avremmo preferito che quella wild card che le è stata riservata… fosse stata donata a una giovane promettente e di sicuro avvenire.
Capitolo italiani. Flavio Cobolli, che ha eguagliato il piazzamento non scontato dello scorso anno ai quarti di finale soprattutto grazie a due ottime partite contro Khachanov al 3° turno e De Minaur agli Ottavi, ha fatto, nel complesso, un bel torneo. Peccato solo che non sia riuscito a rendere all’atleta di casa Fery lo stesso trattamento riservato ai suoi precedenti avversari. Aggiungo solo che …un Sinner che vince due volte di fila Wimbledon rende il torneo più bello a prescindere da qualsiasi altra cosa”.
Alla fine, si sono imposti Sinner, il primo della classe nel tabellone maschile e, in quello femminile, la Noskova, ennesimo nome della scuola dell’Europa dell’Est, con le tenniste ceche che anche stavolta hanno dimostrato di essere superiori rispetto alle altre…
“Eh,sono a 15 titoli in singolare le ceche, ma questo fenomeno io l’ho studiato. Ci sono motivi ben precisi. È una scuola che affonda le sue radici a metà del secolo scorso. Durante i governi comunisti del secondo Dopoguerra, un gruppo di tecnici e appassionati si è recato negli Stati Uniti, ha preso, come riferimento di base, tutto ciò che era stato prodotto negli anni Trenta, in campo e a livello editoriale, dal grandissimo giocatore e Maestro Bill Tilden e, quando questo team è rientrato in patria, ha realizzato tutto ciò che potesse servire per creare una scuola che a tutt’oggi è ancora di primissimo livello. Non a caso, il cecoslovacco Jaroslav Drobny nel 1954 è stato il 1° vincitore dell’Est Europa in singolare maschile, poi emulato nel 1973 dal connazionale Jan Kodes, a cui è seguito nel 1978, in campo femminile, il primo dei 9 trionfi della grandissima Martina Navratilova. Poi va anche evidenziato che, mantenendo una determinata impostazione scientifica, il tennis, già negli anni dello statalismo comunista, è diventato, soprattutto per le ragazze, lo sport numero 1 in Cecoslovacchia; mentre nello stesso periodo in campo maschile i primi due riferimenti ‘statalisti’ erano l’hockey su ghiaccio e il calcio. La realtà è che, da sempre, c’è una grande attenzione alla tecnica. E lo si vede, anche in campo maschile. Giocatori come Lehecka, Mensik e, nei decenni scorsi, Lendl, Mecir e Berdych, giusto per citare i più noti, rappresentano, ciascuno a suo modo, degli ottimi colpitori di palla: gesti puliti e molto efficaci”.
Riportiamo, per un attimo, la pallina nella metà campo femminile. Si può dire che sull’erba, più che su altre superfici, il “Dopo Serena Williams” resta un terreno di caccia in cui, a determinati livelli, vince semplicemente chi indovina, naturalmente non per caso, le due settimane perfette?
“Sì. E a mio avviso nel tennis è la cosa più bella del mondo. Magari fosse così anche nel settore maschile. Tu guardi il tabellone, non solo a Wimbledon ma anche in altri grandi tornei del circuito, e vedi che le prime 12 del mondo hanno tutte un livello altissimo. E quindi non è una sorpresa che abbia vinto la Noskova. A me spiace solo che troppa gente confonda questo grande equilibrio ad alti livelli con il fatto che, non essendoci una leader carismatica incontrastata, il tennis femminile stia vivendo una fase poco esaltante”.
E in questo livello altissimo, quando sta bene, la nostra Jasmine Paolini ha dimostrato di saper reggere molto bene la scena…
“La Jas, per fare un parallelo col maschile, è un po’ come Fery. Pur essendo di statura meno dotata della maggior parte delle avversarie, ha una spinta di gambe verso l’alto eccezionale, a parte il fatto di non avere buchi tecnici. Insomma, quando una trottolina come Jas regge a quei livelli lì è perché ha grande tecnica …e ‘due molle sotto i piedi’, come si suol dire. Del resto, se non si compensa con l’ esplosività e con la tecnica contro gente ‘fisicata’, non può esserci partita. E sotto questo aspetto mi permetta di fare nuovamente un parallelo con l’ambito maschile. Gli stessi ‘piccoletti’ Alex De Minaur e Diego Schwartzman non sarebbero potuti entrare nei top 10 in quest’ epoca, se non avessero compensato la statura inferiore con l’esplosività dei loro arti inferiori”.
A questo punto non può non scapparci il parallelo con ciò che è stato capace di fare Michael Chang, campione Roland Garros 1989 ed ex n° 2 del mondo…
“Chang è stato proprio un pioniere del cosiddetto “footwork estremo”. Dopo di lui, Lleyton Hewitt e David Ferrer, giusto per citarne 2 di un certo spessore. La realtà è che, ormai da qualche decennio, un tennista alto più di 1 metro e 90 centimetri è considerato nella norma. Tanti anni fa, invece, se si fosse presentato su un campo un ragazzo del genere, il maestro gli avrebbe consigliato di andare a giocare a basket”.
Restiamo sugli Slam. Per alcuni anni, molti hanno martellato sul fatto che Zverev fosse un incompiuto. Gli ultimi 3 Major, invece, hanno dimostrato che, strutturalmente, l’unico realmente in grado di fare partita pari con Sinner e Alcaraz è proprio Alex…
“In effetti, lui in conferenza stampa ha detto proprio questo: ‘Sapevo di essere un terzo incomodo, ma anche di essere lontano da loro due. Adesso, invece, so di essere molto vicino ai livelli di Jannik e Carlos’. E questo è, al momento”.
“Quadrante Sinner”: 5 Slam, 2 AtpFinals, 1 Golden Masters Atp, 80 settimane da n° 1 e, per corollario, due Davis Cup: sulla soglia dei 25 anni, nessuno come lui. Domanda al tecnico Baldissera: in cosa, nello specifico, può migliorare Jannik…e a quali obiettivi può puntare?
“Dunque, su Sinner vorrei partire proprio dalla fine, dall’ultimo match giocato. Nella conferenza stampa successiva alla finale di domenica scorsa, ho chiesto a Jannik cosa fosse successo nel tiebreak del secondo set, come fosse riuscito a essere così incisivo in risposta al servizio, dato che l’altro fino a quel momento stava performando con la battuta in una maniera pazzesca. E lui (il Candido di San Candido, N.d.R.) mi ha risposto così: ‘Da giocatore, a un certo punto della partita senti qualcosa. Sulla risposta del 1° punto del tiebreak mi sono mosso in anticipo, andando già sul lato del rovescio. In realtà, ci ho messo 2 ore nel provare a capire in anticipo dove potesse dirigersi il suo servizio’. Ed è stato proprio in quel momento lì che la partita ha iniziato a girare. È un po’ come nel calcio, quando un portiere intuisce in una frazione di secondo la direzione del tiro di rigore e, buttandosi dal lato giusto, lo para. E restando in tema di efficacia del servizio, c’è un aneddoto interessante che vorrei raccontare. Al torneo Masters 1000 di Madrid, nel 2019 andai a vedere un allenamento di un battitore fenomenale, lo statunitense John Isner. Accadde che, terminata la sessione, il suo coach uscì dal campo e lui rimasi lì, sulla linea di fondo campo, con un secchio di palle. E per mezz’ora, su un campo vuoto, iniziò a tirare nel cosiddetto quadrante di battuta. Alla fine, quando gli chiesi il motivo, rispose: ‘In determinati momenti, a me non interessa se dall’altra parte ci sia o no uno sparring partner, in quanto lavoro per mantenere quanto più alta possibile la percentuale di prime palle in campo. E a tutt’oggi bisogna dire che Alex Zverev gli è molto vicino come rendimento. Premesso ciò, vengo ai margini tecnici su Jannikkone nostro. Diciamo che potrebbe venire avanti di più, potrebbe chiudere più punti a rete, anche se va detto che non diventerà mai un giocatore da attacchi in controtempo. Durante la finale, per esempio, dalla tribuna abbiamo notato che in più di una circostanza ha fatto un paio di passi in avanti e poi 3 passi indietro per recuperare posizione, perché aveva capito che l’altro sarebbe riuscito a recuperare bene su questi suoi tentativi di attacco. Piuttosto, secondo me il margine di Jannik è nel chiudere agli avversari tutti gli spiragli nel gioco da fondo campo. Oggi un Alcaraz e uno Zverev ancora riescono a organizzare delle difese abbastanza efficaci, ma, quando Jannik riuscirà a mettere un ultimo tassello nella solidità dal fondo, per gli altri sarà un bombardamento da incubo”.
Darren Cahill, il suo coach australiano, potrebbe aiutarlo in qualche modo a migliorare il suo timing verso la rete?
“Darren, pur conoscendo bene l’erba e il gioco di volo come tutti gli australiani, secondo me sull’ aspetto delle discese a rete difficilmente riuscirà a essere particolarmente incidente su Jannik; anche perché, da giocatore, nemmeno lui era un grande attaccante. Del resto, da coach è riuscito a ottenere ottimi risultati con grandissimi interpreti della solidità da fondo campo, vedi Andre Agassi, Simona Halep e lo stesso Jannik Sinner. E in tale contesto c’è da aggiungere un particolare. Ci possono essere degli specialisti che ti mettono a posto un colpo, tipo un Goran Ivanisevic che è riuscito a ottimizzare il servizio di Nole Djokovic e Marin Cilic, ma è difficilissimo andare a incidere sulle attitudini naturali di un giocatore, per quanto grande possa essere la sua volontà di migliorarsi”.
Nell’Era del cosiddetto “power tennis”, Agassi è stato il 1° tennista a centrare il Career Grand Slam. Dopo di lui, i tre tenori e Carlitos. Nell’auspicio che anche Jannik possa entrare a far parte di questo ristretto club, il coach Baldissera intravede oggi, da bordo campo, qualche giovane con caratteristiche realmente dirompenti?
“Ce ne sono tanti di giovani molto forti. Negli ultimi tempi c’è stato molto clamore per Jodar e Fonseca, che sono sì fortissimi, ma molto standard rispetto agli schemi del tennis moderno. Fanno parte di una schiera di gente che gioca un po’ alla Sinner ma che molto difficilmente arriverà ai livelli di Jannik. Piuttosto, va tenuto sott’occhio il ceco Jakub Mensik. A circa 20 anni, già vincitore di un Masters 1000 sul cemento americano e recente semifinalista al Roland Garros, dimostra di essere ad alto livello, ma tutti sappiamo che l’erba è particolare e ci vuole del tempo per adattarsi bene ai suoi meccanismi. Lui, però, può guardare al futuro con un grande ottimismo perché tecnicamente è completo”.
Se fosse proprio Mensik un potenziale numero 1?
“Beh, chi lo sa… però può succedere. Come potrà andare la carriera di Jakub dipenderà solo da lui. Tanto tempo fa, quando era ragazzino e si allenava con Khachanov, vidi Andrej Rublev tirare 5 dritti pazzeschi in allenamento. Feci dei video, perché era tutto alquanto impressionante. Poi, però, pur essendo diventato un top 5 e pur avendo vinto i Masters 1000 di Montecarlo e Madrid, oltreché una coppa Davis, in tutti gli Slam, soprattutto per la sua discontinuità, si è sempre fermato ai quarti di finale. Quindi Mensik deve saper crescere, altrimenti diventa un nuovo Berdych; pure perché è più facile, nel tennis, diventare un Berrettini (una gran battuta, un super dritto e un rovescio…a come meglio riesce), piuttosto che essere un Mensik, un Musetti, un Rublev: più talento si ha, più soluzioni creative di gioco si hanno al cospetto di una pallina che sta arrivando e più difficile è decidere in cosa specializzarsi per ottimizzare il risultato”.
È sempre difficile fare paragoni tra epoche, ma un parallelo fra l’inizio degli anni Novanta e l’oggi va fatto. Nel ranking Atp di singolare, a fine dicembre 1992, c’erano, tra i primi 20, ben 14 tennisti con almeno una di queste tre connotazioni in ambito di carriera (pluricampione Slam, campione Slam, numero 1 Atp). Oggi, in almeno 1 di questi 3 parametri rientrano solo in 5: Djokovic, Sinner, Alcaraz, Medvedev e, da qualche mese, Zverev. Qual è la sua chiave di lettura?
“Questo dato che lei ha individuato si spiega col fatto che circa 30 anni fa c’era più equilibrio ai livelli altissimi del ranking. Numeri e prestazioni alla mano, va detto che in quella fase storica non c’era realmente uno più forte di altri. Era molto complicato fare risultati straordinari su superfici che all’epoca, rispetto ai rimbalzi di oggi, erano molto diverse tra loro. E quindi prevaleva, anche in alcuni giocatori di vertice, la specializzazione. E secondo me era un’epoca meravigliosa. Oggi, nel passaggio da una superficie a un’altra, per mantenere alta l’asticella del tuo rendimento, non devi cambiare modo di giocare, bensì ti bastano degli adattamenti. Un tempo, sull’erba si andava a rete su prima e seconda di servizio, perché far rimbalzare la palla era decisamente un rischio. Oggi, invece, quest’erba di Wimbledon a 8 millimetri consente rimbalzi molto più regolari e, quindi, si adatta maggiormente anche ai cosiddetti giocatori da fondo. Tanto per fare un esempio, un Thomas Muster, campione al Roland Garros, a Roma e a Montecarlo, ai Championships non ci andava nemmeno, sapendo che avrebbe dovuto giocare servizio-volee. E non era l’unico tra i cosiddetti terraioli a dare forfait sistematicamente…
Poi diciamo anche un’altra cosa. Dall’inizio del nuovo Millennio, i numeri statistici, a mio avviso, andrebbero interpretati con un asterisco, perché dal 2001, con l’introduzione delle 32 teste di serie per i migliori giocatori del ranking in luogo delle sole 16 adottate fino a quel momento, sono stati creati troppi comfort per i giocatori più forti. E quindi, una cosa è sapere di poter beccare, già al 1° turno, uno fortissimo, magari compreso tra il 17° e il 32° posto della graduatoria mondiale, e un altro è star lì a confrontarsi, per i primi 3 turni, contro giocatori che, con tutto il rispetto, non sono dei top 30.
E quindi, considerate tutte queste situazioni tecniche, a mio modesto avviso reputo che imprese vere, ben più elevate di quelle dei 20 Slam di Roger Federer, siano, ad esempio, il Career Grand Slam di Andreino Agassi tra il 1992 e il 1999, tennista capace, tra l’altro, di aggiungere anche il titolo olimpico a questo suo record, nonché i 14 Slam di Pietrino Sampras, gli 11 Major di Bjorn Borg, mostruoso (e sontuoso, N.d.R.) nel passare in un mese dal trionfo al Roland Garros a quello a Wimbledon; robe che, date le condizioni di gioco e di superficie dell’epoca, erano un po’ da considerare come trionfi in due sport diversi. Faccio un esempio: un pilota che, in 15 giorni, è in grado di vincere prima un gran premio di MotoGp e poi di imporsi anche alla guida di una Formula1. E quindi, per tornare a bomba, come si suol dire, la realtà è che ormai da circa 20 anni c’è una top ten nella quale ci sono taluni tennisti (pochi) che si dimostrano abilissimi nel fare incetta di titoli semplicemente perché si dimostrano più bravi e più continui di altri. E in questo Jannik sta dimostrando di essere un fenomeno assoluto”.
Classifiche mondiali top 20 di singolare
ATP e Wta al 13 luglio 2026
Uomini
N° 1) Jannik Sinner, 13.450 punti Atp
2) Alexander Zverev. 8.480
3) Carlos Alcaraz, 8.160
4) Felix Auger-Aliassime, 4.740
5) Alex de Minaur, 4.110
6) Ben Shelton, 3.770
7) Novak Djokovic, 3.760
8) Daniil Medvedev, 3.670
9) Flavio Cobolli, 3.460
10) Taylor Fritz, 3.365
11) Alexander Bublik, 2.819
12) Jiri Lehecka, 2.510
13) Casper Ruud, 2.435
14) Lorenzo Musetti, 2.315
15) Learner Tien, 2.270
16) Andrey Rublev, 2.230
17) Frances Tiafoe, 2.230
18) Luciano Darderi, 2.210
18) Jakub Mensik, 2.205
20) Alejandro Davidovich Fokina 2.160.
Donne
N° 1) Aryna Sabalenka, 8.550 punti Wta
2) Elena Rybakina, 8.143
3) Jessica Pegula, 6.301
4) Coco Gauff. 5.649
5) Mira Andreeva, 5.293
6) Karolina Muchova, 5.168
7) Linda Noskova, 5.119
8) Iga Swiatek, 4.539
9) Amanda Anisimova, 4.353
10) Elina Svitolina, 4.351
11) Marta Kostyuk, 3.926
12) Victoria Mboko, 3.570
13) Naomi Osaka, 3.146
14) Belinda Bencic, 2.845
15) Jasmine Paolini, 2.783
16) Iva Jovic, 2.636
17) Sorana Cirstea, 2.535
18) Diana Shnaider, 2.458
19) Ekaterina Alexandrova, 2.301
20) Anna Kalinskaya, 2.300.
Riepilogo risultati torneo singolare maschile Wimbledon 2026
Punteggi 64esimi di finale (29-30 giugno-1 luglio 2026) https://www.sportflash24.it/risultati-wimbledon-29-30-giugno-1-luglio-2026-267805
Punteggi 32esimi (1-2 luglio) https://www.sportflash24.it/risultati-wimbledon-1-2-luglio-2026-tabellone-2-turno-267931
Punteggi e note di cronaca 16esimi (3-4 luglio) https://www.sportflash24.it/risultati-wimbledon-3-4-luglio-2026-tabellone-268150
Punteggi e report Ottavi (5-6-7 luglio) https://www.sportflash24.it/risultati-wimbledon-5-6-luglio-2026-tabellone-268338
Punteggi e report Quarti (7-8 luglio) https://www.sportflash24.it/risultati-wimbledon-7-8-luglio-2026-tabellone-quarti-268496
Punteggi e report semifinali e finale (10-12 luglio) https://www.sportflash24.it/risultati-wimbledon-10-12-luglio-2026-268632
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Sportflash24, rubrica settimanale “Campo Centrale” 13-20 luglio 2026″, a cura di Luigi Gallucci

