
Il calcio del futuro: lettera al dottor Iannicelli (in foto), conduttore programma “Bordocampo” su Radio Marte
Egregio dottor Iannicelli,
oggi napoletani e milanisti, ieri gli juventini, spesso i viola, i biancocelesti, i giallorossi e, in un passato recente, i neroazzurri interisti: tutti a criticare la macchina arbitrale. Rispetto alla sua disamina, che quest’oggi ho letto al seguente link https://www.giornaleria.it/index.php/component/content/article/salviamo-il-calcio-spegniamo-il-var-stati-generali-per-la-nuova-carta-costituzionale-della-tecnologia-calcistica?catid=16:sport&Itemid=362 , il mio concetto è più semplice. Il Mondo non è più quello dell’8 maggio 1898, quando a Torino si giocò, in un solo giorno, il primo campionato italiano di calcio, a cui parteciparono 3 squadre locali e il Genoa. Di conseguenza, tutto si modifica. Agli albori, quando in Italia non esisteva il professionismo, l’arbitro prescelto, persona di cui tutti si fidavano ciecamente, aveva il compito di far rispettare il regolamento Ifab scritto a Londra. In campo, tutti giocavano per vincere, ma soprattutto per divertirsi, e magari dopo, tra uno sfottò e l’altro, si andava anche insieme al ristorante. Poi, dal 1946 in avanti, con l’istituzione, in Italia, del professionismo, sono iniziati a girare sempre di più fiumi di soldi (e di interessi economici privati, senza mezzi termini), ma fino al 2012, anno di istituzione della Goal Line Technology, il potere decisionale sulle sorti della partita l’aveva l’arbitro “imperatore”, come lei lo ha definito nel suo articolo. Grazie ai progressi della tecnologia nel calcio, però, da alcuni anni si stanno usando le cosiddette “macchinette” e si stanno evitando tanti errori, ma purtroppo non tutti. GLT, VAR, fuorigioco semiautomatico e bodycam arbitrali secondo me sono tutti strumenti utilissimi. Il problema, molto serio, è la scarsa reattività dell’Ifab, che non corre ai ripari in relazione ai guasti ancora presenti in una “macchina arbitrale” che – se si vuole tendere verso l’errore Zero in un calcio troppo pressato da turbocapitalismo e supermanager – esige, dal mio modesto punto di vista, la trasformazione di “mr fischietto” in “esecutore di protocolli ad altissima caratterizzazione tecnologica”. Quello che immagino io, per un calcio migliore, parte da una convinzione rafforzatasi sempre di più dopo la clamorosa gestione di gara di “Inter-Napoli 26 dicembre 2018″ (https://www.sportflash24.it/inter-napoli-1-0-cronaca-azioni-26-dicembre-2018-minuto-217187). Da quella sera di Santo Stefano, ho cominciato a pensare che la cosiddetta “discrezionalità arbitrale” rappresenti il vero tumore del calcio mondiale. E puntualmente, dopo ogni polemica domenicale o infrasettimanale osservata, ho consolidato questo concetto sempre di più. Quindi, mi sono chiesto: come si può uscire da questa condizionante spirale di paradossi che, in primis, danneggia la credibilità di uno sport che ha più di 150 anni di storia? A quel punto, ho pensato che, poiché tecnologia 5G, sensori, microchip, biomeccanica, maxischermi e super-server non mancano, occorre che l’IFAB, ente storicamente garante delle regole del foot ball, si faccia carico di creare, nei tempi tecnici minimi e indispensabili, una casistica universale, riguardante i movimenti dei calciatori e comprendente, quindi, tutte le problematiche situazionali di campo. Una volta realizzata tale casistica, essa andrebbe associata a una sequenza alfanumerica di “codici di infrazione”. Fatto ciò, l’Ifab dovrebbe stabilire contestualmente il tempo effettivo per ogni partita e inserire tutto in un nuovo regolamento mondiale del foot ball. In tal modo, a ogni infrazione dei giocatori, sui maxischermi di ogni stadio tutti sarebbero in grado di visualizzare il “play error” specifico. Esempio banale, pestone o “step on foot” sull’avversario? Errore SF1…ecco. Fantascienza? Non lo so, perché sono un semplice operaio della penna e non un super-ingegnere, altrimenti mi sarei adoperato gratis per realizzare una bozza di progetto e l’avrei portata direttamente ai dirigenti di Ifab e FIFA. Prima di concludere, un’ultima cosa. In uno scenario del genere gli arbitri diventerebbero impiegati, esecutori? Beh, sì, però non penso che questa trasformazione farebbe morire per malinconia tali soggetti; anzi, permetterebbe a qualche direttore di gara (napoletano, in particolare) di poter scendere in campo insieme alla squadra della sua città senza timore di subire, nel post match, reazioni scomposte da parte di fans esagitati.
Distinti saluti, Luigi Gallucci

