Paolo, cultore di “contaminatio”

sull’asse Parthenope-Serenissima /

18 gennaio 2024, il super-giovedì di Paolo D'Anna e Schwoch:

Paolo D’Anna, primo da sinistra, organizzatore, lo scorso giovedì 18 gennaio, del convegno “Venezia e il calcio”, in Veneto è presidente sia dell’associazione Venezia partenopea” sia del Napoli Club Venezia. A seguire nella foto, sempre da sinistra, gli altri partecipanti al meeting: Cristian Molinaro, Paolo Poggi, Grazia Trentin, Marco Bampa, Stefan Schwoch, Roberto Ferrucci e Umberto Zane. (Immagine: credits Andrea Coppola, associazione Venezia Partenopea)

Paolo D’Anna, alias “Paolino”, napoletano residente in Veneto, è un “vulcano buono” di iniziative socio-culturali. Qualche sera fa, nell’arco di 3 ore, abbiamo avuto modo di constatare le sue notevoli capacità aggregative e organizzative in due distinti momenti.

Giovedì 18 gennaio, alle ore 18, in qualità di presidente dell’associazione Venezia Partenopea, dà il via a un interessantissimo incontro di cultura (calcistica ma non solo) presso il Museo M9 di Mestre, a cui aveva lavorato nei mesi precedenti insieme ai suoi valenti collaboratori. Il titolo del convegno, con una contaminante e velata “spruzzatina” di Pino Daniele, è “Venezia e il calcio, mille colori, mille culture”.

stefan schwoch convegno

Schwoch, oggi opinionista televisivo, durante il suo intervento al Museo M9.

Durante il meeting, introdotto dall’avvocato Maurizio Colangelo e moderato dal giornalista Marco Bampa, due scrittori (Roberto Ferrucci e Umberto Zane), 3 ex calciatori professionisti (Stefan Schwoch, Paolo Poggi e Cristian Molinaro) e Grazia Trentin, direttore del Venezia Calcio femminile, fanno molti paralleli sulle similitudini tra queste due grandi città italiane: entrambe capitali di regni plurisecolari prima dell’unità d’Italia, città di mare aperte agli scambi economici e culturali, alla “contaminatio” e all’accoglienza, nonché …espressioni di patrimoni artistici di inestimabile valore riconosciuti dall’UNESCO. E poi c’è il “primo attore” dell’evento, sua maestà ‘o pallone, “vezzeggiato” dialetticamente attraverso una serie di interessanti aneddoti sul Venezia (fondazione 1907, campione Coppa Italia 1941 e vicecampione d’Italia 1912) e sul Napoli (nascita 1926 e bacheca con 3 scudetti, 6 coppe Italia, 2 supercoppe nazionali e 1 coppa Uefa). Il tutto…incastonato in una narrazione che abbraccia di continuo frammenti di un emozionante passato e di un presente in cui un Venezia ben organizzato punta a tornare in A a 2 anni dalla sua ultima apparizione e un Napoli campione d’Italia in carica si ritrova, a soli 8 mesi dallo storico trionfo tricolore, a dover recuperare necessariamente terreno sia in termini di classifica, rispetto alle attuali posizioni di vertice, sia in ambito di potenziamento del proprio organigramma.

“Leoni siamo noi”, lo slogan simbolo dei tifosi lagunari tratto da un’immagine dei festeggiamenti per la risalita in Serie A del Venezia al termine della stagione di “B” 2020-21. (Foto: credits Andrea Coppola, associazione Venezia-Partenopea)

Nel contesto della Serenissima emergono, naturalmente, il “totem” del leone di San Marco al centro di un vessillo arancio-nero-verde e la geniale fusione del Venezia e del Mestre voluta dall’imprenditore Zamparini, patron dal 1987 al 2002 di un club che egli rileva in Serie C2 nel 1987 e che, da presidente, porta fino a una semifinale di Coppa Italia nel 1998 e all’11° posto nella stagione di Serie A 1999. E poi, sempre in conseguenza del connubio zampariniano, viene fuori anche una curiosità: insieme alla Sampdoria, anch’essa originata da una fusione (Andrea Doria e Sampierdarenese), il Venezia è l’unica società calcistica italiana con più di 2 colori sociali. I blucerchiati, però, ne hanno addirittura 4: rosso, nero, blu e bianco. Nel doppio contesto tematico, veneziano e napoletano, il mattatore è Schwoch: trascinatore dei lagunari in Serie A, con i suoi 17 gol nell’annata di “B” 1997-98 con mr Novellino in panca, e capace, sotto la stessa guida tecnica, di esaltarsi anche nel campionato cadetto 1999-2000, ma stavolta con i colori azzurri, in una competizione in cui colleziona 22 reti particolarmente pesanti per quella che sarà l’ultima (seppur breve) risalita in “A” del Napoli dell’Era Ferlaino.

In verità - rivela Schwoch – nel 2004 dovevo far parte anche io del primo Napoli di De Laurentiis, ma, dopo aver raggiunto un accordo con il nuovo direttore generale Pier Paolo Marino, dovetti rinunciare al mio secondo periodo in azzurro per importanti motivi familiari. Napoli e Venezia, però, hanno una cosa in comune: le numerose persone che mi fanno sentire continuamente il loro calore. Ancora oggi, mentre cammino per strada, sia a Napoli sia a Venezia, la gente mi ferma affettuosamente e mi ringrazia per quanto ho dato. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che ho messo sempre il cuore in ogni mia esperienza calcistica”.

Nel complesso, a parte Stefan, il bomber col record storico All Time di 135 gol segnati in carriera nella Serie B, l’alta qualità degli interventi in sala è tale da strappare sentiti applausi da parte di un folto pubblico, in cui notiamo, tra le tante, anche la presenza di un signore con sciarpa azzurra al collo: Giuseppe Argenziano, anch’egli presidente di un Napoli fans club in territorio lagunare. Ma la serata non è finita.

Passano poco più di 2 ore e, come per magia, a Marghera ci ritroviamo in un’altra sala piena, quella del Napoli Club Venezia UANM situata in via Mameli. Presidente e fondatore è sempre lui, Paolino, ma forse sarebbe più opportuno chiamarlo Paolone, in considerazione della sua forte presenza operativa sul territorio.

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Marghera, sede Napoli Club Venezia: Stefan Schwoch riceve da un giovanissimo fans della squadra azzurra la sciarpa ufficiale del sodalizio partenopeo presente in laguna. (Foto: credits Paolo D’Anna)

E qui, tra panini, snack, birre e prosecco, si guarda al maxischermo il 1° tempo di Napoli-Fiorentina, semifinale di Supercoppa nazionale 2023-24. E intorno al 20° minuto, qualche attimo prima del gol di Simeone, arriva lui, Paolone, insieme al più grande cannoniere della storia della Serie B italiana, Stefan Schwoch, che durante l’intervallo, tra un morso fugace a una squisita lasagna e alcune foto ricordo, riceve la sciarpa ufficiale del locale club Napoli da un giovanissimo tifoso partenopeo. Prima di concludere, però, su Stefan, il cui cognome deriva da un nonno tedesco stabilitosi in Italia, va fatta una considerazione tecnica, a margine della spumeggiante serata organizzata dal presidente D’Anna. Oggi – come del resto è stato ampiamente evidenziato durante il convegno ‘Venezia e il calcio’ – Schwoch col suo talento sarebbe stato un Nazionale a mani basse. All’epoca, invece, quando lui era in carriera, e cioè nei decenni a cavallo dei due millenni, giocò in Serie A solo nella prima parte della stagione 1998-99, e con la maglia del Venezia, prima di essere ceduto in “B”, nel mercato di gennaio, al club partenopeo, nel quale rimase per un anno e mezzo; dopodiché altri 8 campionati in Cadetteria: con il Torino (stagione trionfale Serie B 2000-2001) e, infine, con il Vicenza (dal settembre 2001 al giugno 2008).
L’impressione, abbastanza netta, è che avrebbe meritato di più dal cosiddetto calcio giocato.
Luigi Gallucci

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