Casa Juve / E venne il giorno di Sarri…

Calcio / Juve, ecco Mr Sarri, l'uomo che vuole "vincere e convincere"

Mr Maurizio Sarri prima di una gara di Europa League nel periodo del triennio napoletano 2015-2018 (Foto: archivio calcio Sandro Sanna)

Oggi all’Allianz Stadium di Torino conferenza stampa di presentazione per Mr Maurizio Sarri, l’allenatore che nella stagione calcistica 2019-20 sostituirà Massimiliano Allegri sulla panchina dei campioni d’Italia della Juventus. Ecco i passaggi salienti delle sue dichiarazioni nel corso dell’incontro con i Media.

“Negli ultimi mesi a Napoli ho avuto un serio dubbio: da un lato i sentimenti, dall’altro la logica. Il passaggio non l’ho fatto bruscamente, in quanto mi sono allontanato per un anno dall’ Italia vivendo un’esperienza bellissima in Premier League. In 30 anni, però, non ho mai visto una società così determinata come la Juve a prendermi come suo allenatore. E’ questo che mi ha convinto. Era quindi arrivato il momento di rispettare la mia carriera. Dai dilettanti alla Juve, passando per la Premier, è stato un percorso lungo, fatto di piccoli passi. Il Chelsea è un altro grande club, chiaramente con meno storia della Juve. Io emozionato? Sono tutti passi in avanti che ho fatto un po’ alla volta. E io mi sento di aver rispettato tutti nel corso degli anni.

Cosa mi ha colpito nella Juve? Il gruppo è compatto. E, se ti senti circondato da persone belle e solide, questo è un supporto forte.  

La via per arrivare al successo? C’è solo una strada: vincere e convincere. Penso che divertirsi in campo non sia antitetico alla vittoria. Ricordo che puntualmente, al termine delle prime 3-4 partite con l’Empoli in Serie A, mi veniva chiesto: ‘Pensa di salvarsi giocando in questo modo?’. Beh, ci siamo salvati con 5-6 giornate di anticipo. E’ importante che uno rimanga delle proprie idee, nella consapevolezza che nel calcio c’è la vittoria e la sconfitta.

Un desiderio nei confronti di Ronaldo? Verso un giocatore come lui, che ha battuto quasi tutti i record, mi piacerebbe contribuire a fargliene raggiungere anche qualche altro.

La Premier League e la Serie A? Le squadre lì giocano più a viso aperto perché, anche se perdono, sanno di rischiare meno rispetto a quanto avviene in Italia. Qui da noi il risultato conta molto di più.

La Champions ? La Juve deve partire con l’obiettivo di vincere, ma deve sapere che in Europa ci sono almeno 8 squadre con gli stessi requisiti e che il coefficiente della sfida è altissimo. Le responsabilità di vittoria per la Juve sono più grandi a livello italiano che europeo.

Il livello della prossima Serie A? Ci sono allenatori come Ancelotti, Ferreira e De Zerbi che mi fanno ben sperare.

La Juve e il potere? Ho vissuto 3 anni in cui il mio primo pensiero era quello di battere la Juve e il mio dovere morale e professionale era quello di sconfiggere questo avversario. Ho dato il 110% insieme a tutti quelli che mi circondavano. Non ci siamo riusciti, ma lo rifarei. Quella contro la Juve era solo un’avversità sportiva. Adesso darò tutto per questa società, che mi ha fortemente voluto. Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto con modi forse sbagliati, ma penso intellettualmente apprezzabili.

Interpretavo un personaggio quando dicevo ‘Vado al Palazzo a prendere il potere’ ? No, lo dicevo perché volevo vincere lo scudetto e in quel momento rappresentavo uno dei popoli che più ama la squadra di calcio della propria città. Bisognava cercare di farlo e siamo stati in ballo fino a 10 giorni dalla fine del campionato. Non è finita come volevamo, ma il viaggio è stato stupendo.

Alla Juve in tuta o in giacca? Sul campo mi piacerebbe in tuta, ma ne discuteremo con la società. L’importante è che alla mia età non mi facciano andare nudo…

Differenze di gioco tra il mio Napoli e il mio Chelsea ? Nel Napoli c’erano 11 giocatori ‘da squadra’, che muovevano la palla a velocità decisamente superiore rispetto a quelli del Chelsea. Nella squadra che ho lasciato c’erano complessivamente 3-4 giocatori di livello tecnico superiore rispetto al Napoli e che, quindi, volevano andare all’uno contro uno. E, naturalmente, la squadra muoveva la palla in modo meno fluido.

L’impostazione del lavoro? Non si possono fare sempre gli stessi allenamenti in tutti i club. Bisogna andare incontro alle caratteristiche dei giocatori. La mentalità di fondo rimane la stessa, ma bisogna avere l’elasticità mentale di modulare le proprie convinzioni in base alle caratteristiche dei giocatori. 

I cori razzisti? In Italia è ora di smetterla. E’ una manifestazione di inferiorità rispetto ad altri paesi europei.

Cosa mi aspetto quando andrò al San Paolo? So che lì, se mi applaudono, è una manifestazione d’amore; se mi fischiano, è una manifestazione d’amore”.

Testo a cura di Luigi Gallucci

(Fonte: Rai Sport)

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